tuttologia in direzione contraria

La partita – Brano fantasma

C’è un brano sparito nella revisione finale del romanzo La partita (Edizioni Ulivo, 2018). Damian è in viaggio, o forse una fuga, verso qualcosa che ancora non conosce e giunge in un piccolo villaggio solitario, “oltre la cordigliera”, potrebbe essere al di là delle Ande, oppure in uno spazio aperto dell’Asia centrale, o in un altro luogo remoto. Non si sa da cosa si allontani, ma si intuirà dal quaderno che Damian rilegge nella casa disabitata ai margini del villaggio, ove sembra di avvertire una presenza dolente e rifuggita dai pochi abitanti, ma che al protagonista lascia segni che porteranno alla partita da giocare. Che si disputerà tutta sulla vita raccolta da Damian nel suo quaderno. Quello che qui rievochiamo è un pezzo prezioso del libro che merita di ritrovare la luce e proiettarla sulla vicenda in modo non certo marginale.
Scritto da settembre 2017 a marzo 2018, La partita è il libro più amato dal suo autore, ancorché piuttosto misconosciuto, nascosto com’è tra altre opere più note che hanno finito per schiacciarlo in un limbo. Un destino al quale il libro si ribella con la necessità di farsi ascoltare di nuovo, magari con altri occhi proprio grazie a questo brano “fantasma”.

E. A. P.

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– Accompagnami alla banca, figliolo – aveva detto suo nonno, appoggiandosi al bastone che gli faceva da albero maestro nei flutti ultimi della sua navigazione terrena. Si era fatto dare tutti i suoi soldi da un impiegato contrariato e li aveva deposti nella sacca di tela. Consegnata a Damian, il nipote, e fatto un passo in strada, aveva stretto le dita ossute al bastone ed era caduto in avanti, morto stecchito. Il giovane aveva nascosto la sacca dentro un bidone della spazzatura, chiamato soccorso e appena portato via il nonno coperto da un lenzuolo, l’aveva recuperata e portata a casa, chiudendola nell’armadio della cantina. La sera era andato a casa del nonno, steso per sempre in una cassa di abete in attesa delle condoglianze di tutti, con le mani giunte sopra la pistola in grembo, come volontà scritta di suo pugno, per farsi largo in qualche inferno. Dopo l’orazione, Damian aveva preso il coperchio e coperto quel che restava del nonno, un’abile manovra che aveva salvato la pistola dall’oblio per farle riprendere vita nel risvolto della giacca nera del giovane. Quando il mattino seguente i parenti, a funerale finito da mezzora, erano andati in banca per svuotarla dei soldi da ereditare, seppero. Damian era già in fuga, senza sapere di tutti gli anni da esiliato che lo aspettavano. 
(…)

Giorgio Genetelli


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