tuttologia in direzione contraria

Ode selvatica

Sono macchina che illumina la striscia nera

della strada solitaria e cieca e

innocente il tuo occhio acquoso

mi si affianca alla ricerca di una fuga

I palchi non affondi per millesimi

nella portiera che mi avvolge e mi distacca

dal tuo mondo racchiuso in pupilla dilatata

Un fugace penetrare nel profondo e il ceppo

si rovescia nel baule con un tonfo e in un istante

penso che sei tu, spaventato e nobile,

a cadere nell’avanzare etilico che ormai

condanna me e tu no, che fuggi invece

ignaro della nostra vicinanza o forse no

Rimpicciolito scalo marce e penso

che potrai cadere come niente

in un volgare autunno tiepido

per un altro tonante marchingegno

che sopravanza anche il nemico Lupo

Prego miscredente un dio ombreggiato

che non proteggerà né me né te né lui

Eppure no, resisti e ancora amami

come t’amo io che niente posso,

così innestato in macchina

gene


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