
Voi che vedete distese di case
raggelate in piedi e vigili
divise da strade ingrigite
dal sale cosparso a fiotti
Voi che vedete arresi campi
induriti a terra, privi di sensi,
tagliati a coltello da sentieri
di passi spersi e sfiati
Voi che vedete affranti mari
enfi come ventri e sterili
solcati da pesci strozzati
con disciolte plastiche in flutto
Voi che vedeste abbacinanti nevi
placide in riposo e serene
ora ormai ritratte a forfora
di alopeciche cime e mute
Voi, ebbene, ditemi se,
con due dita di nutrimento
che si squaglia all’ombra,
ditemi se questo è un luogo
gene
