Overtime

Van Morrison, Holden, Jannacci, Serafino, Pavese, Calvino, Morante, Silone, Fenoglio, Levi.
Proposte, regali, inviti, fiducia.
I pranzi, il Natale, la Pasqua, lettere, discorsi, Ginevra, Charmilles, Rue des Cordiers.
La coperta, il prato, mia mamma, mia nonna, mio nonno, sorella, figlia.
Acqua azzurra, montagne verdi.
Il fieno, il motel, il calcio, le foto, musica, cinema, libri.
I sogni, la politica, l’impegno, Marx, viaggi, cartoline.
Immaginazione, bellezza, vicinanza, il bene.
Londra, Roma, Barcellona, Gareresc, Mot, il Pizzo, il Lago.
I foulard, i maglioni, i jeans no, l’eleganza, lo spolverino, malinconia, occhi, capelli, baffi, fragilità.
Gli amici e gli amori, ignoti, nascosti.

Poi

La casa, gli inquilini, l’affitto, i lavori, i ritardi.
La chiamata, avviso.
Il fastidio, la rabbia.
Concluso, il lavoro, tardi, il telefono, spento.
Le parole, gli incontri, niente, finiti.
Il distacco, il vuoto.
La morte, mio padre, l’assenza, la promessa, la memoria, rancore, indifferenza, ricordo, sbiadito.
Il distacco, oblio.

Ora

La fine, dolore nessuno, dispiacere un istante, basta.
Esserci più, mai, anche prima.

Giorgio

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