tuttologia in direzione contraria

La voce dell’acqua

Ti guardavo, gli occhi miei a milioni,

tu che in combutta con la terra

ti inzaccheravi in passi mattutini,

e lieti pomeriggi di ritorno

aperti di luce già allungata

Mi recitavi ad alta voce,

argentina la tua, come me,

che picchiavo su tetti e bruscoli

Ora sto rannicchiata e cupa

tra mie nubi senza quiete,

né boato, né tuono, né fiamma

Indefesso, il secolo veloce

s’è trascinato sugli oceani,

ha scorticato praterie,

con icastica protervia

e l’avarizia del progresso

Eppure, io, ti amerei ancora,

radunata così piccola,

spossata in questo marzo

disperatosi nell’uggia

dell’inverno avaro

Ti amerei ancora

I milioni di miei occhi

rimpiangono il tuo amore,

ma lacrima non cade

e io non vedo più

gene


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