
Ve la racconto adesso che poi non so se ce la facciamo, a venirne fuori vivi o morti. Questa Repubblica che ci ha avvolti di odio non la vogliamo più. La guerra vogliono, e ci hanno mandato i poveracci senza un ghello. Poi le cose sono andate male e allora ci volevano rimettere nel culo il Re, pensa, il Re decaduto e adesso gli verrebbe ancora buono per, appunto, inculare noi. Ma io sto qua con questo arnese che mi avevano appioppato per difendere la patria, e morirci senza neanche sapere, lo schioppo, e sparo a loro, repubblicani e monarchici, leghisti conservatori e liberali di carta. Ci hanno già demolito la casa, di notte, ma tanto case ce ne sono, uno sfacelo che non interessa a nessuno, ma poi interessa. Lo so che stare qua a difendere Place du Moulin è vanità, e che stanno per mandare il Generale LeNorman a schiacciarci come vermi. Le truppe sono entrate da sud e da Place de la Reforme risalgono, la nostra comune è all’ultimo respiro e dopo non si sa, ci saranno morti e feriti. La feroce Dame Valencienne, a furia di mentire, le è cascato il culo e vuole riprendersi la poltrona dove nasconderlo. Ma io alla poltrona gli sparo e dopo voglio vedere dove si siede. Il beota Petit-Elfe è in cantina, che prega davanti all’immagine del predecessore Bucheron. C’è un fumo che non si vede neanche la prossima ora. Sparo a caso, non che pensino che va bene siamo d’accordo, che ci arrendiamo. Per un cazzo. All’attacco. Ciao.
gene
