tuttologia in direzione contraria

La fine del Letargo

C’è da svernare tutti in piedi, Tropici annoiati e Capricorni in stalla, come ai funerali, forse un Cancro nel cappello. A un tepore che dirsi salvifico s’esagera, tant’è viziato e noi con lui.
A riva la fioca, dice la fioraia, che due anni fa inveiva per la decina magra di centimetri flaccidi stesa su derelitte primule da vaso.
Oh, metri, rispondo in modalità Galibier, bello veloce, senza tema del ghiaccio, un semplice ricordo dissalato. E filo tra rossi abeti nani già in disuso.
Allora si danza, oltre il Letargo abbandonato ormai da ognuno, o mai intrapreso. Lanciarsi all’orizzonte sfocato dell’afa, andare fuori, camminare svelti e rinchiudersi ai lavori nuovi, annuali of course baby, se contratto esiste. Basta con le stagioni, ma neanche mezze, per vacche e saldi. Che fortuna.

gene

Postilla
Il letargo e uno stato di torpore simile al sonno profondo, tipico di alcuni animali specialmente durante l’inverno.
L’inverno, invece, si distingue per il suo freddo pungente, per la neve che ricopre il paesaggio circostante.


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