Buon anno, buon anno

Di solito va che uno più ilare degli altri comincia da meno venti, senza pensare che in Mongolia hanno già finito da un pezzo.
Al meno uno il bicchiere traballa e allo Zero è sul pavimento.
I più timorati pensano a un desiderio cauto, o a una qualche promessa che verso febbraio sarà già travisata, minimo minimo.
Qualche temerario dirà che si sposa, un fanfarone che smetterà con la carne, una fashion blogger paventerà limousine d’alto bordo.
C’è chi annuncia che non metterà più nessun capo di colore verde, ohibò.
Dei propositi degli altri non frega niente a nessuno.
Del fatto che non scenderà nessun messia a fermare le catastrofi, neanche.
A mezzanotte e cinque, si aprirà una bottiglia di qualcosa, e toccherà tracannare in bicchieri di plastica perché quelli di vetro sono sporchi o frantumati.
Come i sogni, del resto.
Intanto aspettiamo che facciano festa anche oltre l’Atlantico, ma tutti ormai stufi, si va di vomito o di fuga.
Rintanati, o afflosciati, attenderemo un annetto per dire: che anno orribile, per fortuna è finito.
Sì, okay, l’anno cambia, cambieranno i bicchieri, ma noi uguali a prima: indifferenti e invecchiati.

gene

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