
Le citazioni sono un bisogno d’affetto, disse il Lolo un giorno che mi era scappato Oscar Wilde. Cosa rispondere? L’aveva inventata lì per lì in un momento che a lui non veniva nulla? A lui, che ripeteva frase per frase Platone e Platini? Non gli dissi niente perché il Lugano aveva perso ancora e il suo pronostico d’agosto (Campioni svizzeri, sicuro, una squadra così segnerà cinque gol a partita) si era svaporato a gennaio. Tra un bianchino al Piazza e una débacle a Davos.
Però, il dubbio mi restò, quello dell’affetto e della citazione lenitiva. Mi commosse così tanto, che non stetti a enumerare le sue frasi altrui, mi pareva di mortificarlo con tutto l’affetto che invece richiamava a sé. Sono buono, si sa.
La settimana dopo partì una discussione sulla finale Argentina – Olanda e sul palo di Rensenbrink. Lui solo contro il Gas, il Fazio e me.
– Era nel ‘74 – disse.
Gli spiegammo che era il ’78 e che nel ’74 Rensenbrink nemmeno giocò nella finale contro la Germania. La Germania!
– A ma rigordi ben parché a sevi su a militaar! –
– Nel ‘74 avevi 18 anni, dai… –
– Mi hanno concesso di farlo prima perché ero volontario nei granatieri. A Isone! –
– Ma granatiere cosa. –
– A te ti hanno scartato e hanno fatto bene. Non sai niente.-
Intanto che Socrate impallidiva per il livello, il Gas si era dileguato e io lo sapevo benissimo il perché. Mentre il Lolo si era già inferocito col Fazio per questioni di pelli di foca:
– Sono patrizio della Valle Bedretto, non come te che hai fatto il Papio! –
– Cosa cazzo c’entra il Papio e la Valle Bedretto? –
– Te già vist om prevat in mezz ala neef? –
– No ma… –
– Ecco. Come diceva Martin Luther King, “Nulla al mondo è più pericoloso che un’ignoranza sincera ed una stupidità coscienziosa.”
Mi venne da dire qualcosa sulla richiesta d’affetto, ma riuscii a trattenermi. Aspettavo il ritorno del Gas.
Quando lo vidi che avanzava dal fondo della piazza, riattaccai con la questione-Rensenbrink, per scaldare i motori.
– Fa cito tì. La questione è chiusa, era il ’74 – disse sdegnoso.
Poi il Gas entrò e posò sul tavolino la raccolta dei giornali del 1978, presi dall’archivio. E col dito, dopo aver scorso le pagine con cura ostentata e mentre il Lolo, intuita la mal parata, ripeteva che la cosa non gli interessava più, che solo i mediocri come noi vivevano di coerenza (ehm), il Gas col dito indicò:
– Qua. – Con quel fare che si usa con i bambini capricciosi e che farebbe saltare la mosca al naso anche a un prete con gli sci.
– Quel giornale lì non si chiama neanche più così, cosa vogliono sapere! E poi non hai neanche preso quello del 1974, così si vedeva chi ha ragione. –
Non resistetti.
– La realtà è una semplice illusione, sebbene molto persistente. Albert Einstein. –
Volevo poi solo un po’ d’affetto.
E invece il Lolo mi mandò a cagare, mentre tornava a prendersela col Fazio per le pelli di foca. Il Gas ordinò un altro giro di bianchini.
Questa discussione è del 2004, ma il Lolo dice di no, che lui nel 2004 era in Corsica (ci va tutte le estati).
– “L’importante è propagare la confusione, non eliminarla” – gli dico con delicatezza.
– La tua morosa ha fatto bene a piantarti! –
A proposito dell’affetto.
gene
