Becaària e la grazia di un film

Passi indietro solo per prendere la rincorsa, come da scuola libertaria. E così abbiamo fatto. Così ha fatto Erik Bernasconi, con una rincorsa di quindici anni per agguantare il Becaària. Un tizio che con quel soprannome non sembrava dare grandi garanzie.
Anche me stesso ho preso una rincorsa, di un paio di giorni soltanto però, da Maggia a Berna con fondue il sabato, con Maddalena e Julieta, e poi a Soletta in una radiosa domenica di nebbia e casolari in navigazione dal finestrino del treno.
In stazione ci siamo trovati già in bel numero. Noi tre, poi il Gian e l’Erik. In birreria ecco il Francesco con sorella e morosa, l’altro Francesco, il Silvio, il Pietro. Nessuno ha chiesto come fosse venuto il film, nessuno ne ha parlato, come quando in spogliatoio sei lì a pochi minuti dall’inizio e non sai se cagarti in mano o demolire la porta.
Soletta è bella, le sue giornate del film la riempiono di cultura; di popolo in pace che parla e ride, riscopre il tempo per fermarsi; di compagnie che si ritrovano anche se non si sono mai viste prima. Un po’ il contrario della guerra e della produttività, dell’odio e del rancore.
Poi, nella sala gremita si abbassano le luci e comincia il film.
Mi stordisce di piacere, rido, dico a Francesco al mio fianco, è Mario, che è bravissimo. Mi emoziono, alle musiche di Zeno, alla stella luminosa Sinhead che fa Prisca Elena Anna. Si stappa il mondo vivido di un bar in delirio da ubriachi dove il Pier, che fa il Rinaldo, si prende la scena e tutti, tutti, sono certo che vorrebbero essere lì. Mi commuovo ai silenzi, inframmezzati dai “non lo so”, dagli “eh bon” che Mario oppone agli imperativi di Alessio, il dottor Faustini, che si eleva, per paradosso, a immortale. Il fascino mesto della mamma Margherita che prova a districare incomprensioni, accigliata e fragile.
Tutto il film è pervaso dalla grazia liberata da Erik, che scivola dallo schermo nei nostri sensi. Ha un cuore avventuroso, il Becaària, e trasforma il fondale in un Tibet o una Patagonia, senza mai tralasciare la tenerezza e l’ironia, le prossimità necessarie a procedere verso la formazione ribelle della storia. Che il finale sublimerà con un afflato poetico così semplice da far alzare in piedi tutti.
Cosa vuoi fare dopo, cosa puoi fare? Al bar a bere birra e a ridere, nervosi, felici, fratelli e sorelle, anche Alessia e Naomi. Siamo compagni di rincorsa. Con qualcosa di nuovo nel cuore, avvolto nel Grazie.

gene

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