
C’era una volta, in una terra lontana lontana, un paesino ridente di cemento e strade che si chiamava Indrizio, per la rettitudine dei suoi abitanti. Il Generale, abituato alle glorie orientali e mediterranee delle missioni al comando dei suoi battaglioni, vi fu invitato da un gruppo di adoratori delle sue imprese, anche se il Generale nemmeno sul mappamondo riuscì a scoprire dove si trovasse questo Indrizio e dovette farsi accompagnare. Ma immaginò glorie persiane e littorie, e quindi accettò.
Arrivò in un fausto giorno di pioggia, portato a braccia dai suoi fedelissimi della Decima, attraversando una frontiera che ammirò commosso, lui che amava i recinti e le staccionate. Il gruppo dei sostenitori sciolse i liquidi corporali, tanta fu l’emozione per la venuta del Generale nel loro paesino di cemento e strade accovacciato tra le colline.
A braccia aperte, il Generale presentò, nella sala reale del Corcovado, il suo memorandum biblico “Il mondo al contrario”. Dovete sapere, cari bambini, che in quei tempi di carestia e peste, le guerre infuriavano; i poveri e i reietti si disputavano l’immondizia dei ricchi, i minorati imbarcati ancora in fasce nelle acque del Rio Puerco, e tante altre cose brutte segnavano donne e bambini.
E allora, ecco il colpo di scena.
Il Generale tenne un discorso di pace e fratellanza, di inclusione, di accoglienza, il suo mondo al contrario di tutto ciò che era il male quotidiano. Sconcertò gli arditi del gruppo di sostegno, che avevano del tutto travisato il suo messaggio, complice la propaganda menzognera del suo regno enotrico,che l’aveva dipinto come un fascista sobillatore e nostalgico. E invece era un santo.
Però è pazzo, dissero i numerosi marchesi, che tra quadri e chiesa avevano restaurato la società in caste inaccessibili e incomunicanti.
Che fare allora?
Visto che il ridente Indrizio era un paesino a modo, con un manicomio che era tornato ai lombrosiani fasti scacciando basaglie e modernità nocive, agirono come folgore, astuti come conigli in fregola. Con l’inganno vi rinchiusero il Generale, dicendogli che era un albergo a millestelle e che sarebbe stato bene.
Il Generale, con la pazienza dei mistici, vi trascorse molti anni, durante i quali completò la sua opera più ambiziosa, “Le mille gioie del sesso libero”. E quando ne uscì, nel tempo ormai ripulito dall’odio, il suo libro era diventato un caposaldo del luminoso mondo raddrizzato.
Morale? Gli spiriti liberi, più sono vessati e offesi, più si oppongono al male. Non si arrendono. JaMas.
gene



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