Il Maurito tira qua un coso con dei fogli.
– È un calendario!
– Indoo te l’ha trovò? –
– Era giù sotto un sasso del rifugio. –
Avevano portato via tutto, dopo l’esplosione, tranne i sassi che erano risaliti dal centro della terra e precipitati dalle montagne.
– Oggi dev’essere l’otto di qualcosa, credo febbraio. –
– E aloro? –
– Cazzo! Jongbloed il portiere che aveva scelto l’otto dopo un secolo di numeri uno tutti neri come ragni. Lui giallo. Non ricordi, maledetto torleri? Almeno i pensieri non li hanno portati via. E gnanche ‘sto calendario. –
– Ciola! L’Olanda! Deboi amò! –
– Già. I Paesi Bassi. –
– La sarà be’ sprofondada dal tut, l’Olanda… –
– Ma noi no e possiamo ricominciare gli allenamenti. –
– Sense el fotbal? –
Il Maurito fa una faccia e con passo deciso da calcio di rigore va giù nel rifugio. Torna su mezzo incazzato e mezzo trionfante, con le mani dietro la schiena come per evitare un hands (enz!). Poi fa apparire un pallone di plastica.
– Cominciamo? –
Si allontanano sollevando un po’ di polvere verso lo spazio vuoto tra i calcinacci e cominciano a palleggiare.
– Verso i primi di marzo c’era la prima di campionato. Segno trenta tacche sul calendario e saremo pronti! –
– An meno, am paar che feurei un gh’ere vintott, da dì… –
– Giusto! –
– Gnomà mì e tì? –
– Una decina di scampati li troviamo di sicuro. Uomini o donne fa lo stesso. –
Poi il Maurito, col calendario che gli svolazza nella mano sinistra, tira una legnata e il pallone di plastica si infilza in un chiodo.
gene




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