Dieci anni

Quando ho aperto questo quaderno, dieci anni fa, si rivelava perfetto nella sua complessità. Era vuoto. Nessuno mi avrebbe potuto aiutare, stavolta toccava a me e alla mia solitudine. Mareggiavo tra la collina inquieta di fantasmi e la pianura stravolta di caseggiati. Spesso non avevo nemmeno i soldi per il bus, o magari solo per la discesa. La salita, il ritorno notturno cioè, a piedi, per un’ora. Rientravo con la sensazione dell’arrestato di notte che di giorno non trova la spina da attaccare.
Mi ammalai, perfino. L’intestino annodato da un’appendicite operata alla cazzo nel ’66 e da un dispiacere inafferrabile.
Nei mesi precedenti avevo scritto parecchi racconti, su una terrazza di notte che però scomparve a causa di uno di quei dissidi luttuosi che ti lasciano lì nella steppa, scalzo e sporco. Solo che attraverso una steppa vera ci puoi almeno camminare: nella mia ero paralizzato.
Dal Frank c’era l’accoglienza e cose da fare, bevendo e ricominciando a ridere, con la spregiudicatezza dei senza patria e senza soldi. La sua stamperia produceva opere calcografiche di inestimabile bellezza. Io, niente, seduto nel piccolo spazio che mi aveva ricavato tra una sega circolare mai usata e alcune scansie. Un tavolino.
Ma scrivi no? Mi disse un mattino che dovevo avere un’aria più sperduta del solito.
Nemmeno a quello avevo pensato. Aprii il documento word, scrissi, ma poi non sapevo cosa farne. Cosa scrivo a fare se nessuno legge?
In fondo alla steppa, la parte digitale di essa, intravvidi un alberello, mi avvicinai col mouse e si aprì questo mondo. In qualche modo lo spolverai e cominciai a scriverci sulla sua corteccia, dapprima furioso col mondo intero e parole sarcastiche per combatterlo. Poi sgangherate poesie in dialetto, alternate a immagini rubacchiate. Poi, rallentando, trovai il ritmo vitale e cominciarono a nascere storie, a volte non sapevo nemmeno da dove. Ricominciai a divertirmi.
E la steppa finì. Finì l’arrancare, tornò l’amore e la fiducia. L’intestino guarì.
Ora il mio blog ha dieci anni e qualche amico mi dice che è un mezzo un po’ sorpassato, che ci sono possibilità ben più veloci e efficaci per divulgare i miei scritti. Sarà, ma io il mio blog non lo mollo, gli devo la vita, ogni giorno mi è fedele. E io a lui.
Sono guarito dalla malinconia, dalla solitudine, dall’inutilità. Grazie anche a chi legge.

gene

Maggia, febbraio 2026

6 risposte a “Dieci anni”

  1. Grande Gene… evvai così, per i prossimi 10 !-) con amicizia e stima.

    GiordaMec

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    1. Ciao Mec, grazie di cuore

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  2. Grazie per averci regalato 10 anni di mondi e di continuare a farlo.

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    1. Grazie, anche da parte dei molteplici mondi

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  3. Che dire?

    Semplice: grazie.

    Tu, giustamente, sei fedele al tuo blog e io ti seguo assiduamente perché mi regali belle sensazioni e mi inviti a riflettere. E ti seguo anche perché hai un dono che ti invidio tantissimo: quello della scrittura.

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    1. È un modo come un altro per stare al mondo con un po’ d’altruismo. Grazie, e di cuore, per l’appoggio

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