La sera è calata improvvisa e la pioggia scombinata dal vento infradicia Panalexi, sospinto un po’ alla cieca. Il cartello è un fantasma luminoso e improvviso, e dice che viaggia a cinque chilometri orari e allora gli fa un emoticon sorridente. Ma lui rallenta lo stesso per non scivolare sul fango. Un’altra luce, tra le gocce, ora tremola sulla collina. Un faro? Ma il mare non c’è. Lo sa che è il Bar, il solo riparo dalla tempesta.
Sembra che ogni passo gli sia familiare e quindi ce la fa nel buio scosso. Ci arriva. Tentenna prima di aprire la porta scorrevole. Gli passano nell’amigdala il golden gol di Trezeguet, il ghiacciolo al limone, i baffi del Pa’, gli occhi della Dele e pezzi di parole sconclusionate, forse quelle delle due di notte.
Apre.
Come se fosse ancora il Novecento, i venticinque metri quadri sono stipati.
– L’é be’ oro! – dicono i volti in coro.
Lui gocciola come i pianti a matrimoni e funerali. Ma invece è il compleanno di sua sorella. Che arriverà dopo, bendata come per un sequestro, per non farle capire dove si troverà e perché e con chi. Il Ciclope, che ha ripreso possesso del Bar dopo trent’anni, gli allunga subito una sangria, con così tanta frutta che Panalexi se la versa nella sciarpa.
Come nell’antica Città perduta, anche lì ci sono bambini e vecchi, madri, nipoti. Non è altro, non è di meno, dell’umanità rinata dalle ceneri del tempo da perdere. Allora, come se la notte potesse essere ultima, ci si stringe con ordine al tavolone sommerso di pizzette e mortadella.
Panalexi, che si è quasi asciugato, considera che tutti sono amici, sopraffatte le divergenze, cancellate le incomprensioni. La porta si spalanca. Le figlie slacciano la benda sugli occhi della madre e i capelli si liberano come a Medusa. Un attimo di sospensione, in controtempo tzigano, poi fragore. E la gioia. Tua sorella sembra avere vent’anni, dice il Gat.
Retrocede anche Panalexi, quasi non avesse ancora la barba.
Forse non si muore mai.
Nelle ore incerte che precedono l’aurora, Panalexi esce, cammina nell’aria umida, fa un cenno di arrivederci al cartello digitale e all’emoticon ilare. E domani, vediamo poi, affronterà di nuovo il mondo e le sue intemperie.
gene




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