sedici di marzo

Anticipa i presenti, uno o mille

appena Scende la pioggia

Alla terza sillaba cantata

spiazza tutti i disattenti:

Io ascolto Morandi

(e mai che in casa sia passato

quell’infradiciato struggersi

tra Sanremo e il Cantagiro)

Poi alza il dito fermo e serio
lo appoggia a un fotografia:
quella è la nonna
E invece sono io, ma va’
Sorride alla facezia, la sua
forse è di me che si burla
Scarpe messe con tremore
andiamo per le strade, a perdonarci

Aristocratico il suo eloquio
non si perde nel dialetto
Formula in un lampo rapido
la traduzione di salvadigh:
Io ascolto Selvatico
(un cantante che dei boschi
fa il suo regno sgangherato
e il cuore batte in libertà)

Nel mio zaino penne e fogli
per non perdermi di vista
Lui ci mette la berretta
sciarpa e fune anche d’agosto
Oggi lunedì di marzo, il sedici
il campo è vuoto, non si gioca
Poco male, nei percorsi a menadito
si rincorre birra e trax

La notte è sogno, il giorno è abbraccio
nel timore che svanisca
e restasse tra le dita un’illusione
È fatto d’aria stupefatta
non si agguanta e avvolge
Dice che non fa quel che vuol fare:
Io non vado
Non andiamo? Sì

Cosa siamo in fondo noi?
Ghost riders in the sky
o altre apparizioni
Nel Cielo blu, anche grande
volteggia Vagabondo
tra Miniera e Diamante
It’s not time, dice lui
Father and son, rispondo io

gene

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