Dal Pilotti è cuccagna di colori e fogge viste solo in tv, spesso in bianco e nero. Fino a lì, i pantaloncini dell’estate erano straccetti sbiaditi e dismessi dai più grandi. Magliette alla marinara o al massimo come quella che mi aveva portato il Pa’ da Zurigo, gialla con la Lotus di Fittipaldi listata d’oro stile il carro funebre del Barenco.
Dal Pilotti sono apparse braghette bianche con tre strisce sui fianchi di colore blu o rosso. Belle inguinali che così il sole giaguaro abbronza come i brasiliani. Con le magliette è ancora un po’ indietro, il mitico di viale Portone. La vorrei quella dell’Olanda, arancione con le tre strisce bianche (ma Cruijff ne aveva una con solo due, tanto per esagerare nell’anticonformismo con cui portava il 14, numero storico della riserva).
L’altro giorno ne è arrivata una bianca con le tre strisce blu, spettacolo. L’ho presa ma è durata una mattinata, il tempo di rovinare sull’asfalto col motorino e lasciarla a brandelli nella strada di campagna. Con le croste mi ci gratto adesso che sono davanti alla vetrina del Pilotti, che espone anche scarpette arancioni con le tre strisce gialle, che il Grazianet, tradendo la sua ammirazione per la morigeratezza della Cortina di Ferro, aveva esibito contro il Cresciano.
Niente da fare, i colori del nuovo mondo non ci sono ancora. Con la squadra ne abbiamo una verde stinta, di cotone infeltrito e con le braghette altrettanto fruste, ma rosse. Io penso che l’estate porterà consiglio: se non le trovo io le magliette in ordine, potrebbe trovarle il presidente.
Infatti, miracolo!
Siamo alla prima di campionato e come sempre arriviamo al campo due ore prima e con la pancia ancora in subbuglio per il brasato. Ma sul tavolo! La meraviglia. Maglie arancioni, che disturbano la vista non abituata alla modernità. Vabbè, le strisce sono nere, ma almeno sono tre, vere, originali. Io penso che la tombola sia andata benissimo, se no si andava avanti col verde moscio degli avi, simile ai prati in novembre. Qui c’è invece il tramonto infuocato dei mari del sud.
Non riesco neanche a correre bene, vestito così di tutto punto. Mi guardo le gambe, mi fermo a spolverare i calzettoni, osservo gli altri, mi pavoneggio impettito con occhiate al pubblico sconcertato.
Gli avversari, rimasti indietro nell’abbigliamento, se ne fregano e mi sorpassano come si fa con un carro di fieno. Ce ne infilano quattro e non facciamo neanche la foto.
Il presidente, con la faccia offesa, negli spogliatoi annuncia che alla prossima torniamo al verde infeltrito, così impariamo. Ma chissenefrega. Sono certo che il Pilotti domani le avrà di tutti i colori mondiali.
E invece: Ne ho una bianca se ti va, dice.
Mi viene in mente l’odore dell’asfalto e rinuncio.
gene




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