Figure e figurine

Dove si discetta dell’Italia, ma in senso figurato

Di figure e figurine è fatto il martedì magro. La bella lingua di Dante dà una mano con le sue allegorie rinascimentali, ma sono i fatti a stagliarsi e lampeggiano come fiamme dell’inferno. Bisogna spiegare ai bambini che le figurine possono essere figure stilizzate, o anche adornate; che le figure sono immagini o imbarazzi. Miti delle caverne quando Enotria ancora andava per il mondo a spezzare le reni ai popoli subalterni, dosando la sublime arma del contropiede e le soporifere perdite di tempo. Tutti i rivali finivano preda della melassa immaginifica che dipingeva le piazze di tre colori risorgivi.
Sui libri di storia che venivano stampati a Modena campeggiavano fieri gli eroi olimpici come nell’antica Grecia e il popolo scambiava i doppioni nei mercati delle scuole e degli oratori. Panini per tutti.
Va’ che le figurine mica sono sempre uguali. Alcune diventano icone, dei santini a protezione dalle paturnie e dalla sfiga; altre si incollano sulle lapidi e giù a piangere. C’è tutto il mondo, nei libri di storia stampati a Modena; vi appaiono volti somiglianti a Bruce Lee o Jimi Hendrix. O magari un Von Ribbentrop al quale sovrapporre Maradona nelle giornate estive. Fierezze di popoli, bandiere, scudi, stemmi, arene, colossei.
Poi, le figure, ah, le figure. Quelle retoriche – le metafore sulla battaglia, le perifrasi sull’inganno, le similitudini divine – e quelle reali. Terre di incantamenti, i Balcani ne innalzano di ingannevoli e spaventose. Ringhi e bastoni non li scacciano, il malocchio politano non s’innesca e finisce tutto in barella, con un’aria un po’ da buffon.
Allora toh! I libri di storia non si stamperanno più a Modena. Staranno lustri in America, al Topps. E là,tra figurine e figure, infantini e trampan veglieranno sui poveri bambini che non hanno ancora visto il papà ai Mondiali, ma solo le brutte foto degli altri.
Pestalozzi e Freud si sarebbero grattati la testa.

gene

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