Una figlia, sei libri, un albero. Questo albero. Piantato alla fine di marzo, a forza di braccia e riflessioni, dopo averlo trascinato in mezzo ad altri rami e pietre, disceso la scala di pietre taglienti, posato nella buca che prima di lui inquietava come un pozzo artesiano. I cristi e le madonne, gassose, hanno fatto posto al suo essere acero e platano e lui si è messo subito d’impegno. Le foglie, solo immaginate, in dieci giorni hanno detto: eccoci qua, siamo belle e lo sappiamo.
La mia chioma è in competizione con la sua, cangiante e ribelle, infoltita di pensieri e squilibrio. L’albero ha preso posto e di notte sento le sue radici avanzare poderose nella terra madre che l’ha accolto. Lui è placido, fermo e stabile. Io no. Per questo chiedo il suo aiuto: mi serve per trovare un senso alla folgore del tempo, di questo tempo incistato di umani violenti.
Questo albero platanico e aceroide è famiglia; è venuto a lenire il vuoto del frassino antico e morto in piedi in un inverno delle coscienze, forse stanco per qualcosa che non capiva più. Con la Maddalena, il Meo e Julieta, e la figlia da Berlino, abbiamo raccolto in una scatoletta di metallo i nostri pensieri scritti, un gioiellino e una pietra colorata. Poi l’abbiamo deposta al suo fianco e coperta di terra. Un giorno qualcuno la troverà, forse. In un futuro lontano quando noi non ci saremo e l’albero potrà finalmente sentirsi stanco, tra duecento anni.
Ecco, duecento anni sono giusti per una figlia, per i libri e per lui, l’acero che si sente platano, come tutti noi che la vita ci cambia, ma non per questo si molla la presa dell’amore.
gene
Postilla
L’Acer platanoides è un bellissimo albero di grandi dimensioni a crescita medio rapida. Raggiunge i 20-30 m di altezza. Generalmente ha un fusto principale che poi si divide in molti rami principali e secondari, la chioma rotonda e compatta.




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