Si meraviglia del banchetto dei salumi.
Anche mentre suona, tiene d’occhio l’aria del quartiere dov’è nato.
Che non è neanche un quartiere, ma un cortile stretto tra pietre.
Oggi c’è la Festa del Paese e lui fa musica con la figlia, la accompagna alla chitarra. La accompagna come vorrebbe fare sempre, tenendola per mano, ma è una cosa che non gli riesce quasi mai.
Oggi sì, con gli accordi segue i saliscendi della voce ormai di donna, rallenta nelle titubanze, rilancia sulle sicurezze.
Quando capisce che il viaggio procede sicuro, si guarda l’aria circostante, i volti e i gesti, gli odori e la luce che ribatte sul muro giallo e torna sul viso di sua figlia.
Qualcuno porta un bicchiere di vino, un altro chiede se la sanno quella tale canzone, una fa foto e un’altra canta.
Molti passano distratti, altri discutono.
Alcuni sfogliano il libro che ha scritto lui.
Tenendo per mano la voce di sua figlia, si distoglie e si fa guidare nel velluto dell’amore per lei.
Ancora una piccola angoscia per una nota presa di traverso, che raddrizza con un controcanto.
Rallenta, aspetta che lei la ripeschi e riparta divertita.
La sera, quando smettono di suonare, si siedono in faccia alla casa dei nonni sotto il pero e si dicono grazie.
Si stringono le mani.
gene
Postilla
Nella vita bisogna fare tre cose: fare un figlio, scrivere un libro, piantare un albero.
Proverbio Zen

montagna. Alle nostre spalle, perché le spalle gliele giriamo, il Palazzo del Governo che puzza di burocrazia chiusa, di idee stanche, di passato ingombrante, di futuro spezzato. La nostra merce, formaggini e libri, costa poco e non dà fastidio, dà piacere. Io stasera mangerò e il Gas leggerà. Nel Palazzo non so, forse sale vuote e uffici serrati in attesa di domani, quando qualcuno penserà alle tasse da mettere su formaggini e libri, con leggi da parassiti.


