Questo padre al quale fanno festa un dì all’anno, questo padre è una madre minore, come
se minore fosse la sua parte nella prosecuzione della vita. Accantonato dalla tecnica scientifica, soggiogato dall’egemonia del cuore femminile, scostato dalle finezze educative e scolastiche, questo padre passa sempre più per utile idiota, al quale far festa per un giorno e poi tornatene nella tua inadempienza, che è meglio.
Questo padre che spinge carrozzine con troppa foga e legge fiabe senza capirle, nel vano tentativo di recuperare il terreno perduto, è patetico e schernito dalle dolci compagne depositarie della sapienza sentimentale.
Questo padre che tenta di agguantare padelle e vestirsi di grembiuli, che brucia tutto su piastre e griglie, è lo spasso delle signore invitate, molto più aduse di lui alle incombenze casalinghe.
Questo padre che impone un rigore filiale senza esserne convinto, solo perché la madre deve recitare la parte del poliziotto buono, lasciando a lui la poco convinta parte di quello duro.
Questo padre separato che tenta di risolvere il silenzio con pizzerie e parchi giochi, mentre la madre, separata anche lei, ha la verità in mano e la ostenta con forza.
Questo padre di cui non si tien conto quando parla di sentimenti e al quale si chiedono i fatti, da cacciatore qual è.
Questo padre che tenta di recuperare ciò che non ha mai valutato, ma che si trova davanti un muro di comareccia solidarietà nel definirlo un incapace.
Questo padre che sa fare una sola cosa alla volta, mentre la madre si occupa di tutto e lo dice e lo rinfaccia e se ne vanta.
Questo padre a cui dedicare tortelli, mentre alla madre vanno fiori e baci.
Questo padre per il quale il 19 marzo si trattiene il sogghigno di compatimento esibito tutti gli altri giorni.
Questo padre al quale la madre dice “tuo figlio” quando le cose vanno male, e che si prende la colpa e guai a replicare.
Questo padre che si aggira per i bar la sera, in ritardo per la cena che la madre prepara con la costanza che lui non avrà mai, è risaputo e dibattuto nei comizi tenuti negli stessi bar, ma al mattino, dalle madri operose.
Questo padre che propone partite di calcio e gelati come massimo programma, mentre le madri offrono danza, musica, ginnastica e tè verde.
Questo padre che non sa scaldare il biberon, ma nemmeno gli lasciano provare e poi gli dicono che non si assume l’onere.
Questo padre che dimentica perfino il 19 marzo, che non è che San Giuseppe sia stato uno particolarmente furbo e i paragoni sono sulle bocche delle madri.
Questo padre sarebbe quasi ora che tirasse fuori il meglio.
Questo padre sa capire e lo dimostra, con mezzi suoi, considerati minori ma che minori non sono.
gene
Postilla
Ci sono padri che sono madri e madri che sono padri. Che conta è l’amore

dall’andare alla deriva sullo stradone. Oltre alla presa delle gracili braccia mie e del Dani. C’era sempre questa storia dell’andare a raccogliere legna ovunque, oltre i confini dei prati, verso argini e morene dense di ginestre e rovi.
livello si fece tragica. Il centinaio di metri che mia mamma, ciclista instabile, pedalava con una certa scioltezza, a lui risultò impervia. Alla prima barriera, si appoggiò adducendo scuse e si capovolse sui binari.
necessità, ma Gianluigi Buffon è un calciatore eccezionale, già a partire dal ruolo di portiere, che è considerato un confino per gli impacciati e i pazzi. Poi magari la cosa evolve e diventi un supereroe, ma in genere quello che sta in porta è un bersaglio e se sbaglia viene centrato. Gianluigi Buffon ha sbaragliato tutti, con le fastidiose maglie di Juventus e Italia, due team che dalle nostre parti sono viste con il piacere con cui si ingolla l’olio di ricino. Ne ha fatte e dette eh, in questa sua vita sportiva, dai numeri sulla maglia che richiamavano olocausti (ma si affidò all’incoscienza come difesa), alla depressione, alle cagate in diretta su scommesse, prediche ai compagni riottosi o imberbi, difesa umanistica di pareggi che sono meglio della morte. Et similia. Sempre un po’ uomo tutto d’un pezzo, alternando reprimende e moralismi à la carte.
Bernasconi. L’intercalare delle loro voci in lettura, in tema dell’invisibilità dei reietti che a vario titolo si battono per vivere, appostati oltre il margine. SOSTARE, impresa sociale di SOS Ticino, ha convocato alla Casa del Popolo a Bellinzona autori e pubblico, per costituire il punto di vista della letteratura sulla società. Per chi non c’era, pubblico uno dei miei interventi. Mi è piaciuto far parte di questa squadra resistente, mite e coraggiosa.
fumo, è stata un’avventura di accenti e suoni riprodotti sulla carta. La costituzione di una grammatica inesistente per vestire un capolavoro con gli abiti del cuore, quello della lingua che la mia mente applica per contare o bestemmiare. Il dialetto di Preonzo è una riserva, protetta e minacciata. Del resto, Dylan – è di lui che si tratta – produce la sua letteratura con la riservatezza di chi non vuole essere la bandiera di nessuno, ma nel contempo riuscire a parlare a tutti, senza volerlo veramente. Dylan stravolge, è tra i grandi poeti del Novecento e il più grande inventore di resistenze in musica. E ancora continua a marciare. La sua Like a rolling stone ha spezzato la diga del folk per tracimare nel mondo finora conosciuto con la forza di un’alluvione. Una canzone assai lunga, ma una prosa poetica e concisa: il meglio, come Leopardi o Dino Campana.