Tornare a casa? Decidono di aspettare un po’, quelle sette reti pesano sull’anima nel mattino di primavera, raggiante e beffardo. Magari al Grotto Paradiso si potrà provare a mangiare senza deglutire ironie. Allora, incassati nella Giulietta verde attraversano il Luganese e risalgono la Valle del Vedeggio, come a fuggire da una terra straniera e ingrata, come navigare via da Ilio. Sul Ceneri c’è il vecchio albergo con bar calcinato. Gli altri sono andati a mangiare tutti assieme in un posto dalle parti di Pregassona, a ingrassare ulteriormente il nemico che li tratterà con condiscendenza, visto che pagheranno per inghiottire sconfitta e qualche raviolo.
Tre birre e poi altre tre.
Succinti e stentorei.
– Putanaeva!
– Pedri!
– Fatto schifo!
Bisogna sedimentare. Altre tre.
La vecchia strada del Monte Ceneri si srotola verso terre più consone all’umore, con quel Pianaccio che già s’infesta di capannoni a caso, ma almeno hanno messo alle spalle alcune montagne ridicole e che vanno bene per quelli di Sotto.
Puntatina a Carasso, a sentire il Lele sproloquiare di politica, ombrelli e donne. E altre tre birre, più un pacchetto di Parisienne. Nessuno fuma, come norma. Il Gabi è andato al telefono per dire a casa che avrebbe tardato. Gli altri due non hanno nessuno ad aspettare veramente e saltano l’impegno, sogghignando al sussulto di coscienza del socio.
La Giulietta sembra sapere la strada e arriva precisa nel posteggio del Grotto Paradiso.

– Ti ricordi quella volta a Bodio?
– Quella del campanaccio?
– No, quella della nevicata.
– Ah sì, l’hanno pagata quei puzzoni.
Pomfrit e antracó. Ma con calma. Prima una tajada, va’. Insalata? Erbaccia, ma sì. Un litro. E pane. Non c’è pressa. Intanto tre birre.
Non fumano, il pacchetto lo tiene l`Emme, per dopo, semmai.
Ascoltano l’Orazio che conteggia le puttane del Metropol, precisando che ieri gliene mancava una, quella piccola.
– Volete sapere? Fatta anche quella!
Album completo. Gli allungano una birra, anche se non potrebbe per via delle pastiglie.
Due ore dopo sono ancora lì al tavolo, tranne l’Orazio che è balzato in sella al Puch, verso la pista di pattinaggio a guardare le ragazze.
– Ma c’è ancora il ghiaccio in maggio?
– No. Fa niente. Immagina.
Dunque: Gabi, Emme, Petans. Alla deriva al Paradiso, che digeriscono buttando lì corteggiamenti etilici alla cameriera, che ci sta fino a un certo punto. Hanno intaccato le Parisienne e buttano fuori il fumo come incalliti.
Tentano di ricordare un tempo un po’ andato nell’intontimento delle due del pomeriggio. Lo fanno singolarmente, in un quarto d’ora di silenzio talmente irreale che la cameriera è lì lì per chiedere se qualcuno sta magari male. Poi al Petans viene in mente che gli hanno rotto le balle anche oggi.
– Ancora fuori a gridar dentro che loro in Seconda la buttavano avanti senza cagate. Un giorno li masno. Che poi, vanno avanti tutta la settimana a Cà dal Geni a pontificare. Uno ha l’anca, l’altro gli toccano insieme le ginocchia. Perfino il Puda, che nessuno ha mai visto fare qualcosa, dice che una volta erano più forti e poi sghignazza. Solo che in Seconda hanno preso duecento gol in quattro anni, bella la difesa, propi.
Il Petans è impulsivo, ma stenta a farsi valere. Di solito parte eroico e poi si ritrae quando si deve decidere qualcosa.
Il Gabi, che invece è piuttosto sardonico, lo sa, e visto che in mattinata non ha segnato e la cosa gli gira, tira nella porta lasciata incustodita del Petans:
– Noi però, sette solo oggi. Se la buttavi in avanti qualche volta magari era meglio – gli dice.
Con la tovaglia a quadri rossi e bianchi stesa davanti sembra un presentatore della tele a Riuniti per Natale in California.
Il Petans, ormai, un bracciante senza lavoro.
L’Emme non ha voglia di discutere e va fino al bancone per vedere in intimità se la cameriera magari magari, ma c’è solo il padrone che gli allunga un nocino agratis quasi per compassione, intuendo forse i sette gol che si porta dietro. L’Emme in effetti è un po’ giù, ma per via di quella cosa che ha fatto senza pensarci e che non vuole nominare neanche a se stesso. Il nocino è troppo dolce, come per dispetto.
Il Petans tenta un attacco disperato, ma dubitativo:
– Non ho neanche giocato il secondo tempo…
Il Gabi lo abbatte in contropiede:
– C’è un perché.
L’Emme si scuote:
– Più di uno – esclama a caso, tornando a sedersi.
Finiscono il pacchetto di Parisienne.
Il Gaby chiede alla cameriera il conto e indicazioni sulla strada per Moroscetto, ma lei dice che non sa bene dov’è, è lì da poco, quasi scusandosi.
Partono sulla Giulietta verde, che c’è ancora tempo.
(…)
gene
Postilla
Under 79 – FC Preonzo 7-1
Note: Breganzona, 34 spettatori; tempo splendido; colomba pasquale negli spogliatoi. Nell’Under 79 ritorno in campo di Morsanti dopo 13 anni di squalifica.
Fonte: El Scrobion – Quotidiano indipendente


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