Passerina cinque franchi

Giunge strizzata di colori, con due gambe possenti e sopraelevate da tacchi burroneschi. Bionda, taglio medio, abbronzata, meridionale. Stagionata. Si abbassa a liberare il tavolino e l’attrezzatura può cadere fuori, o io dentro. Un leggero pizzo nero trattiene l’ambaradan, deve avere la forza del kevlar quel ricamo. Tiro dalla pipa spenta. Intanto che mi calmo col caffè, immaginando tratti di mare e sinuose rade, lei spazia tra i tavolini gambeggiando come Tina Turner, solo che le luci sono quelle del mattino e poco stroboscopiche. Non ci sarebbe spazio per l’immaginazione e invece la Gazza diventa di ardua interpretazione causa il librarsi di pensieri moderatamente impuri. La versione virile del mondo sale di tono e delle Olimpiadi non me ne frega nulla.

Mi aspetta una giornata intensa, ma sguinzaglio indugi che dal polpaccio salgono all’orlo del tubino psichedelico. Salto per carità di patria l’ancheggiamento pelvico, con annesso bauletto atticciato, che accompagna il portamento da vassoio, ma rallento sulle spalle, bronzee di pelle e con quella leggera curvatura da camera da letto in un giorno di pioggia, non so se mi spiego. Ordino un altro caffè e la rappresentazione soul si ripete, così ho una seconda e più cosciente possibilità di affacciarmi oltre il pizzo, dove alberga quella morbidezza cinquantenne che a vent’anni dovrebbe essere un obiettivo e non un terrore.

Rientro in me, torno a sentire il nevrotico traffico pendolare, mi alzo e transito fino al bancone con naturalezza, certo della mia esperienza di uomo che sa godere di altre cose, tipo la politica e le bocce, occupazioni sostitutive nell’avanzare bieco dell’età. Estraggo il portafoglio e, mentre aspetto che la Turner di Soverato rientri dall’ennesima replica in cartellone, alzo gli occhi alla lavagna delle promozioni:

Passerina - Copia-1

(!!!???!!!)

– Sei il primo che se ne accorge – fa, sirenando omerica, e io miserrimo non ho nemmeno la cera per le orecchie.

Consegno mancia quadrupla, in segno di resa. Penso alla morte di Stanlio e Ollio, intristendomi quel tanto che basta per evadere dal bar, senza concedere altre deplorevoli defezioni. Vado al lavoro con la mia brizzolata solerzia piegata in due.

 

gene

 

Postilla

Ieri notte io e mia moglie ci siamo incontrati sulla porta di casa. Lei indossava un negligé molto sexy. L’unico problema era che stava rientrando.

Rodney Dangerfield

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