Leggero

Servono quindici anni per dimenticare il tuo paese. Glielo disse così, il vecchio, come mettere una pietra d’angolo per una nuova casa. Luìs gli aveva raccontato il sogno della notte precedente, quella del suo compleanno, dove lui viaggiava tra sterrati impossibili e una buvette di Buenos Aires. In nessuno di quei posti ci era mai stato e nessuna immagine del sogno era riconducibile a quelle dei posti sognati fino ad allora. Che consistevano sì in una distorsione di case e scenari del suo paese, ma pur sempre uguali a se stessi e riconoscibili. Quella notte no, era altrove e si era poi svegliato contento, dicendo perfino alla sua amata di aver sognato bene. Per esempio, alla buvette di Buenos Aires, che poteva essere quella dello stadio di Bellinzona, chiese di pagare il biglietto per la partita a una donna oltre lo sportello, piuttosto sorpresa.

– Non si fanno più qui i biglietti, segnor – disse in spagnolo con forte accento napoletano.sogno

– E come faccio allora?

– Non so. Paghi la prossima volta, oppure lasci perdere – concluse la donna, che doveva andare a prendere i figli o qualcosa così.

Niente di particolarmente preoccupante, nei sogni di quella notte, nemmeno le picchiate con una jeep dentro avvallamenti che nella realtà avrebbero inghiottito mezzo e conducente. Tutto divertente e ignoto.

Succhiando mate col vecchio, Luis raccontò, ingannando il tempo per festeggiare come si deve il suo compleanno. Quindici anni, ci vogliono.

– Facci caso, ragazzo. Fino all’altro giorno, al terzo bicchiere di vino mi raccontavi della tua terra e al quinto mi spiegavi la tua gente di laggiù. Al decimo gli amori passati e poi in sogno apparivano netti tuo padre, tua madre, tua sorella, fissati negli stessi paesaggi onirici di sempre. Stavolta no.

– Li dimenticherò?

– No certo, li hai nel cuore per sempre, solo che sono spariti dall’inconscio. Li evochi con la ragione e l’affetto, ma sono andati via dalla parte più profonda della tua testa, quella che né io né te controlliamo e che spesso genera mostri. Anche se ci torni ogni tanto, al tuo paese, i tuoi piedi non sono più radici da quindici anni e la linfa non sale più. È una bella cosa, nel sogno di stanotte eri contento. È una nuova vita.

– A cinquantasei anni?

– Certo. A me successe appena prima dei settanta. Da allora, ho progettato un nuovo mondo e funziona ancora.

Luis finì il mate e salutò.

Pensò alla gioia incontenibile dei suoi genitori il giorno della sua nascita e capì che il senso di un compleanno è quello. Si sentì leggero come una farfalla in sogno.

 

gene

 

Postilla

C’era una stella che danzava e sotto quella sono nato.
Robert Frost

Lascia un commento