Attenzione!, dice il Meo, mentre la sua boccia fila verso il pallino. È il debutto. È uno di
quei Grandi Giorni che rievocherà tra un carnevale e un circo. A ridosso del Monte Verità, che lui chiama Parco Verità perché un’altalena vale più dei figli imborghesiti dei Balabiott, siamo in gruppo nel mattino che apre le nubi. Col Meo, abbiamo passato l’estate istruendoci al gioco delle bocce, lui carponi e io in piedi a direzionarne l’impeto. E qui, oggi, è pronto e si sfida tutto con tattiche ardimentose e lanci non meno efficaci di quelli orbitali.
Di qua, la Elena Claudia, il Meo e me stesso; di là il Jack, il Gas e il Flavio (Fladio, per il Meo, che ha un vocabolario suo e lo impone). La Maddalena non c’è, è dal parrucchiere a farsi di impossibile bellezza, ma ci raggiungerà sul far del desinare, preventivato a questo Grotto dove il cuoco Andrea ci guarda con invidia e occhio esperto, tra la cucina e il raffredore.
Dunque, la prima boccia parte sottovalutata, in campo libero, ma nello stupore completo si accosta al pallino, quasi baciandolo. Gli avversari si fanno seri e ne consumano quattro, intanto che il Meo non capisce perché non possa tirare subito l’altra e si convince a fatica; il Fladio la spara via come da un cannone; la Elena Claudia, debuttante assoluta, ne rimette una perfetta; il Gas accosta, fa il punto; gliela boccio e poi accosto l’altra; segue la Elena Claudia e poi, nel tripudio, lancia il Meo, che va lungo ma ne colpisce una dimenticata contro l’asse di fondo e al pack! balza in piedi come Maradona, festeggiando se stesso. È la genesi di una vittoria per 12 a 8, della quale a lui non frega niente, l’importante sono i cozzi argillosi delle bocce colorate. Trascinato dal suo cuore immenso, scavalca se stesso e i suoi impacci e trionfa, proprio mentre arrivano la Maddalena, la Gigi e la Misc, e lo vedono lì che si stampa sorrisi sul volto.
Nel pomeriggio, non sente ragioni e non c’è più verso di posizionarlo a carponi per gli accosti: sta in piedi con la boccia alzata a Unspunnen e poi tira, imitandoci.
Premio? Birrino, gelatino, trenta caramello (crème caramel in origine) e pezzi musicali a richiesta, che eseguo diligentemente mentre lui si appassiona senza mezzi termini.
Poi va a casa, fa il bagnetto e si butta a dormire senza cenare, demolito dalle emozioni. Nel sonno del campione, risogna tutto alla sua maniera, mentre il resto del mondo si affanna di vanità. Grande Giorno.
gene
Postilla
Diverso, più innocente di una piuma al vento, ci offre ragioni per cui vivere.



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