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Il Buono, il Brutto e il Cattivo

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Vacante da tempo, dopo la batosta alle elezioni precedenti, il ruolo di presidente del Partito Popolano Liturgico (Pipielle) ricominciò a essere ambito. All’assemblea si fecero avanti in tre: il Buono, il Brutto e il Cattivo. Battimani e cori accolsero le candidature e cominciò così la lunga campagna tra sagrestie e osterie. Una disfida leale, dissero e si dissero, e vinca il migliore per il bene del Pipielle. Si batterono campagne e periferie, e nel corso della corsa i tre si profilarono.

Discorso del Buono: “Il Signore ha voluto che a guidare le pecorelle fossi io perché non può fare tutto lui. Prometto amore e fratellanza, matrimoni, figli legittimi e castità. Perché solo nella castità l’uomo ritrova se stesso, senza farsi traviare dalla carne e dagli inganni femminili. Prometto alle donne una casa per tutte, dove potersi dedicare alla cucina, ai figli e ai voleri dello sposo. E sottolineo sposo, non ogni avventuriero di passaggio. Votatemi e sarete sanati”.

Discorso del Brutto: “Non fatevi ingannare dal mio aspetto. Io sono bello dentro, il mio cuore è avvolto da abiti firmati, il mio stomaco è una cucina a cinque stelle, i miei piedi Rolls Royce. Tutto questo potrà essere realtà anche per voi, che fate fatica ad avere una seconda casa o non potete andare in vacanza tutti i mesi a Montecarlo. Meno tasse allo Stato, più prebende alla Chiesa, la sola istituzione che ha saputo prosperare per due millenni grazie all’illuminazione dei Papi e all’umiltà dei poveri di spirito. Votatemi e il Paradiso vi attenderà”.

Discorso del Cattivo: “Mi dipingono così, ma non sono cattivo. La mia peculiarità è la granitica grinta che spazza via i deboli e gli inutili. Ma voi siete forti e utili, e con voi conquisteremo terre prosperose da destinare al comando e all’ordine. Elimineremo le diversità con la forza, dai culi ai mongoloidi, dalle puttane alle femministe, categorie che sono la rovina. E poi, basta con i dialoghi con altre religioni e altre razze. Siamo nati per dominare e lo faremo. Votatemi e spartiremo”.

Il giorno della votazione per il Presidente del Pipielle, i tre candidati attesero al seggio per due giorni e non si presentò nessuno. Il terzo giorno andarono al casting di Sergio Leone, ma non li scritturarono.

Questo succede a credere nella democrazia, cazzo.

 

gene

 

Postilla

È un bel tipo mio fratello… Ah sì, perché non te l’avevo detto, ma il capo qui è mio fratello. Insomma, a Roma c’è il Papa e qui c’è mio fratello.

Tuco


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