tuttologia in direzione contraria

Cinque centesimi di terra – Terzo atto

Primo atto
Secondo attocinque-cent

(…) – Perché tra l’andar su al Sasso e il tornar giù, sempre di notte e senza luce, tra forre e torrenti, senza farsi beccare da qualche insonne e chiacchierone, c’era rischio che tutto andasse in malora. Il Nerio ardeva di vendetta e poteva mandare in vapore il suo stesso piano. Inoltre il parroco non era scemo, aveva capito da quelle poche parole rabbiose che qualcosa covava. Pensò che il Nerio gli avrebbe bruciato il raccolto o magari cosparsa di ghiaia quella terra benedetta e generosa. Quindi, tra una messa e una confessione, un battesimo e un’estrema unzione, si piazzò di guardia alla finestra della canonica che dava a nord, proprio sul Campo. Probabilmente confidava nella fretta impetuosa del giovane, e lui era pronto a denunciarlo all’autorità terrestre, visto che il Nerio di quella divina se ne fregava. Intanto che il prete stava acquattato come una faina, noi stavamo alle strategie del Nerio. Eravamo in quattro, due dei quali, il Neli e il Sante, lavoravano in cava e la polvere nera era la loro specialità. Il Nerio ci metteva il furore, io la calma per l’attesa del momento buono.
Bussarono alla porta. Prima ancora di aprire, il nonno già dormiva. La Matilde.
– Caro, è tanto che dorme il Barba?
– Na mezzóro, anda. Tel cognóss el Nerii?
I bambini, si sa, chiedono.
– Non nominarlo mai!
E se ne andò furente, inseguita dal ghigno del nonno.
– Bravo pinin. Dopo notti e notti di preparativi, scavammo una buca a valle fino a quando il Sasso della Cadrighi non stette in bilico sull’erta come una cavalletta su una spiga. Il Neli e il Sante vennero con l’esplosivo. Diluviava, i lampi arrivavano sempre un respiro prima dei tuoni, vicini e fragorosi. C’era d’averne paura e, se fossimo stati credenti, pareva la collera di Dio. Eravamo certi che il prete era alla finestra, dato che ci eravamo presi la premura di passar davanti alla canonica per tre volte ogni mezzora. Non troppo loschi, ma abbastanza da indurre il reverendo ad aguzzare gli occhi sul bene sottratto. Immaginava carri di ghiaia, poiché con quell’acqua rovesciata dal cielo la sua idea del fuoco veniva a cadere. Ma a cadere fu il Sasso della Cadrighi. Lo sai perché si chiamava così?
Scrollai di nuovo il capo e altre infiorescenze volarono nell’aria. Il nonno mi fece fare una boccata, che tanto era ora di provare. Pizzicava, buttai fuori subito. Gli ripassai l’arnese. Aspirò due volte.
– Questa storia del Sasso è una delle superstizioni che la brava gente chiama segni del demonio.
– Com’el brancacarasc?
– Peggio. Pensa che lì ci volevano fare anche un convento, se i corvi non avessero portato via la calcina di notte. Ma il sasso stava là, a far da monito contro le empietà, secondo le fandonie di preti e poveri di spirito. Una leggenda. Che adesso ti racconto, ma tu non crederci.
(continua)

gene

Postilla
Atei e sacrileghi!
g.


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