tuttologia in direzione contraria

Il trittico

Prima parteasino

In tre. L’Asino, il giovane Meo e lui, l’Adelmo. Un trittico, più che un triangolo. I vertici sentimentali si rincorrevano invano senza mai formare una figura geometrica conclusa e chiusa. L’Asino amava il giovane con la dedizione degli animali all’uomo; l’Adelmo fraternizzava con l’Asino e il Meo con precisa distinzione tra bestia e persona; il Meo fuggiva l’Asino con angoscia e tedio, a seconda dell’animo suo. Non si poteva lasciare il giovane solo con l’Asino, altrimenti il primo si allontanava infastidito inseguito per amore dal secondo; non si poteva lasciare l’Asino solo con l’Adelmo, perché l’animale soffriva l’assenza del ragazzo e diventava nervoso; quando l’Adelmo restava solo col Meo, l’Asino ragliava disperato.
Dunque, salvo in alcune ore della notte dove trovavano da riposarsi al sicuro dei loro sogni, stavano in trittico, senza triangolare cateti e ipotenusa.

Asino
La storia dell’Asino è piuttosto semplice. Nessuno lo voleva più per via del carattere intemperante e lo trascinarono alla fiera per provare a rifilarlo a qualche ignaro forestiero. Di macellarlo, neanche per idea, che un diavolo simile, pensavano, avrebbe avvelenato tutti. Ucciderlo e basta sarebbe stato immorale.
Una giovane bestia indocile che non socializzava né con capre né galline, e meno ancora con quelli del suo stesso genere. Il prezzo era così basso, cinquantasette franchi trattabili, che l’Adelmo tentò l’affare. Il Meo, che in mezzo a quella fauna avrebbe voluto andare al cesso ogni tre minuti per l’inquietudine che il tutto gli scatenava, s’irrigidiva come un manico di badile nel capire che l’Adelmo era attratto dall’Asino e sapeva che questa cosa gli avrebbe demolito la serenità. L’Asino, invece, una volta strappato alla fiera e al suo vissuto, avrebbe raggiunto una certa mansuetudine.

1966
Alle tre del pomeriggio erano già sulla strada di casa, rasserenati a geometria variabile: l’Asino dalla presenza del ragazzo, il ragazzo da quella dell’Adelmo, che di suo conto era fiero di aver portato via la bestia per meno della metà del prezzo.
A mezzo cammino, assetati, legarono l’Asino al palo della luce di fianco all’Osteria del Tiglio e si sedettero al tavolino di latta rossa, pronti per la birra. Il problema relazionale balenò in tutta la sua chiarezza non appena appoggiarono le labbra riarse al boccale gelato. Un raglio dolentissimo e tonante.
– Avrà sete? – chiese l’Adelmo al ragazzo.
– Non m’interessa quell’Asino! – esclamò il Meo, pallido come appena prima di una crisi.

Adelmo
La storia dell’Adelmo è più complessa di quella dell’Asino. Alle spalle un paio di catastrofici affari di cuore e alcune imprecisate ma perigliose scelte su cosa farsene della vita, all’imbocco dei quarant’anni s’era relegato in fondo alla Bavona, valle alpina roboante di genti in estate, malinconica nelle stagioni di mezzo e sepolta dalla neve in inverno. A furia di bracciate, nuotò nella corrente del lavoro occasionale, racimolando quel tanto che bastava con doti casearie affinate nel dubbio e alcune capre che poi diventarono una ventina. Si aggiunsero sette mucche e un toro riottoso che non voleva nessuno nemmeno quello, ma che andava bene per la monta a pagamento. La sua strada era stata tortuosa e affollata, ma gli mancava sempre qualcosa che non sapeva bene, probabilmente una donna che lo amasse.
In mancanza di ciò, l’impennata di gioia giunse quando conobbe il Meo. Diventarono amici per un caso della vita di cui si dirà più avanti. Il suo sgangherato trattore, un Hürlimann verde, era fascinazione assoluta per il ragazzo. Quando riuscì a convincerlo a montarci, il Meo avrebbe voluto non discenderci più. Ogni giorno, avanti e indietro a far provviste, a vedere la teleferica, con o senza carro dietro, l’Adelmo alla guida, il Meo sul sellino alla destra del macchinista. Quando riuscì a convincere il ragazzo a salire in teleferica per vedere i lavori alla diga, al Meo si aprì la meraviglia di quel Nuovo Mondo fatto di ruspe, camion, scavatrici e operai. L’amicizia levò in volo nel cuore del giovane. L’Adelmo cominciò a intravvedere un senso alla sua vita.
(continua)

gene

Postilla
Un racconto in tre o quattro parti e per il quale bisogna portare pazienza. Nessun riferimento a persone esistenti, dico davvero. Una storia di ostinazione, lealtà e amicizia.
g.

 


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