tuttologia in direzione contraria

Il trittico – III

Prima parte
Seconda parte

Terza parteasino

Maddalena
E le cose si mischiarono. Mentre i medici visitavano il Meo, l’Adelmo si occupò della mamma. La Maddalena non aveva mai visto il figlio ferirsi o ammalarsi, e a osservarlo adesso in quello stato le si frantumò il cuore. Non smetteva di piangere, di quel pianto sommesso che è più straziante delle urla, e l’Adelmo le cingeva le spalle, goffo.
Annotare. L’Adelmo non era il solito uomo che immaginava robacce non appena una donna gli si scioglieva tra le braccia: a suo modo era un gentiluomo, e neanche tanto rozzo di modi. Certo che però, una creatura come la Maddalena non l’aveva abbracciata mai, neanche ai funerali, dove tutti cingono tutti, come se solo la morte permettesse una forma di vicinanza.
Tornando a casa sul trattore, fece di tutto per non ripensare al profumo della donna e a quella leggerezza dolente.

1966
Il Meo, tra furie e imprecazioni che chissà dove aveva ripescato, fu internato a Mendrisio per un mese. Gli esami confermarono: epilessia. Pastiglie a vita.
Ma si riebbe con la tempra dei puri e da quel momento, l’Adelmo diventò il pieno delle sue giornate. La Maddalena fu contenta che qualcuno si occupasse del figlio mentre lei puliva e accompagnava i vecchi. L’Adelmo si mise a voler bene a quel giovane così sbalestrato, cercando a fatica di non pensare alla bellezza di sua madre.
Un nodo non da poco, che l’Adelmo avrebbe sperato di allentare, di lì a qualche mese, con l’acquisto dell’Asino.
Ma…
Lui, un testardo e un candido, più la Maddalena, che lo turbava a ogni apparizione e che lo imbrigliava con la lucentezza dei suoi capelli neri nei viaggi notturni, erano una soluzione?
Cominciò a piovere. Non così forte come l’anno seguente, però.
(continua)

gene

Postilla
Un racconto in quattro parti e per il quale bisogna portare pazienza. Nessun riferimento a persone esistenti, dico davvero. Una storia di ostinazione, lealtà e amicizia.
g.


Una replica a “Il trittico – III”

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