tuttologia in direzione contraria

Temperdù – I

Estratto provvisorio da testo ancora in movimento.

colonia

(…) Olimpia, appena incinta, e il pà decisero di mandarmi al mare. Al mare? E che cos’è? Chiesi, con l’ignoranza della mia testolina alpina. È un bel posto con altri bambini e si chiama colonia. E va bene, andai in colonia.
A chiazze, puntini da Pietra Ligure. Ricordo la stazione di Lugano e una strada che scende. File di pioppi in pianura. Il mare con acqua imbevibile e puzza di urina nei cessi ad altezza infante. Minestre che se ne sento l’odore adesso torno in volo al mare. Un film western con la casa dello sceriffo fatta di mattoni rossi. Cappellini per non cadere schiantati dal sole. L’elefantino come contrassegno. Uno stanzone con i letti. Pianti di bambini in preda alla malinconia.
Non ricordo di aver pianto, ma l’orrida minestrina sì, acquosa come quella di casa e salata come il mare, o come le lacrime.
Credo che mi avessero mandato in colonia per liberare mia madre dal peso di dovermi voler bene, almeno per un mese. Un anno prima era morta Gisella, una sorellina ignota della quale mi resta solo il ricordo di una piccola veste bianca nella minuscola bara al secondo piano e un braccialetto d’oro con il segno del suo soffio di vita. Poi, dopo dolori che non seppi e che nessuno mi mostrò, sarebbe arrivata Donata, e in quella che doveva essere una tremenda attesa io ero di troppo e mi spedirono a Pietra Ligure. Hanno fatto bene, mi parve mica male e quando ci tornai dopo almeno trent’anni, argomentai scemenze con i compagni di viaggio: Devo dare un’occhiata ai miei possedimenti, che non so che fine abbiano fatto con il raggruppamento terreni. La colonia non c’era più e nemmeno alcune viuzze allagate in quartiere ignoto, queste però forse solo restituzioni esagerate della mente.
Insomma, la colonia non è servita, se non a tenere gli altri dentro di me per non farli svanire in una nuvola di lontananza. Vedi caro Gaber? I dirupi affettivi cominciano così, pensando agli altri già a cinque anni. Non ricordo di aver pianto davanti al mare ma, come per le viuzze allagate, la mente crea e rimuove e se ne frega dei guasti al cuore.

gene

Postilla
Ai momenti di abbandono, alternavano le fatiche
con la gran tenacia che è propria delle cose antiche.
Gaber (Il dilemma)


4 risposte a “Temperdù – I”

  1. Piaciuto tutto. ..tranne la frase citata sopra. ..non ha mai smesso un attimo di amare i suoi figli.(tu eri il suo re)..ovunque essi fossero. ..e da lassù è comunque ancora con noi. ..come tutte le mamme del mondo d’altronde. .abbraccio fratellino tiranno 😗

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