La partita
Giorgio Genetelli
Edizioni Ulivo 2018

Spinto dal vento oltre le montagne, in una pianura desolata e a un ultimo villaggio, Damian prende possesso di una casa abbandonata oltre l’abitato. Fin da subito il protagonista sembra atteso da qualcosa di decisivo, ma lui non se ne cura (o non se ne accorge) e nelle notti silenziose legge il suo quaderno, nel quale ha trascritto la sua vita famigliare che ha lasciato per sempre. Nello scorrere questo “Quaderno di Damian” appare così un mondo non troppo lontano nel tempo, il tardo Novecento, ma così distante dal nostro presente da assumere i contorni dell’epica. Un’epica comunitaria e operosa ma resa amara da un male comune alle comunità: la divisione dell’eredita, che trascina con sé tutti gli affetti per sfociare nel disamore e nella disillusione del protagonista. E la partita da giocare, come spiega la quarta di copertina a firma di Christian Genetelli (cugino dello stesso autore e professore di italiano all’Università di Friborgo), è quella contro “il tempo che ci rende tutti orfani”. Le ultime battute di questa partita Damian, “orfano” al cubo, le gioca in modo sorprendente e l’avversario…
Il romanzo è scritto con un registro che cerca di stare in equilibrio tra amarezza e allegria, dalla terza persona che segue Damian alla prima persona del quaderno. La lunga sequela di personaggi uniti dai vincoli del sangue fa da controcanto alla solitudine del protagonista. Tra emarginazione e comunità, Damian cerca un senso nuovo al senso perduto, anche se sembra non esserne cosciente. Ma quello che sembra non sempre è cio che è.
gene
Postilla
Ora invece, a causa delle memorie, rotolo fuori dal buio cozzando contro gli stinchi della malinconia. Chissà gli altri reduci di un mondo inabissato?
da La partita



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