tuttologia in direzione contraria

Le ragazze dell’Otto

Lo so, lo so. Non è mica un giorno all’anno a fare la differenza, però oggi col Meo facciamo festa a tre ragazze, o tre donne, che vanno dagli ottantotto anni ai ventisette, ma gli anni non è che contano, in queste settimane disastrate dentro le quali ci sorvolano pensieri e dolori, alcuni inqualificabili e che non è possibile contare. Ma l’idea è mettere su Sam Cooke e preparare gli ossibuchi col risotto, per i fiori ci basta la magnolia di fuori che ormai si è svegliata.
La nonna arriverà col bus, ci ha preso gusto forse, dopo decenni a dire di no, ed è progresso, altro che rassegnarsi all’età. Alla mamma lasciamo la pace della colazione, che le serve per la sua bellezza riflessiva, eternamente disturbata dagli urli di ripetizione miei e del Meo all’ascolto di un Sand Creek o di una Locomotiva. Alla figlia l’osservazione della nostra strampalata domenica di marzo che cade proprio in questo numero, Otto, come una mezzala (lo penso e non lo dico).
C’è da bandire un sacco di cose: la guerra prima di tutto, ma poi la noia, l’adombrarsi, il domani, l’ambizione, e cose così, maschili.
Provare un mondo che non è ancora potuto essere, delicato, misterioso, inesplorato.
Lo so, lo so. Non basta un giorno, ma serve per pensarci, come ha fatto ieri il Meo alla soglia dei suoi anni, sorprendendoci con un chiarissimo: Gli uomini sono tutti uguali. Intendendo anche le donne.

gene

Postilla
Se le donne sono frivole è perché sono intelligenti a oltranza.
Alda Merini


Una replica a “Le ragazze dell’Otto”

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