E sa ruu i padroi da ca’?
I padroi da ca’ ié moort, dice il Nandel davanti alla porta in cima alla scala che a furia di marcire ha un buco nel quale infilarsi.
Dentro è buio, c’è puzza di vecchio, la polvere intossica e i passi sono cauti. La leggerezza delle nostre piccole ossa è un’assicurazione per non far franare il pavimento di legno, o quel che ne resta. La casa è stata svuotata, forse prima di abbandonarla o da qualche ladro bisognoso. Il Nandel cammina su una trave, come la Comaneci, ma meno roteante. Lo seguo, carponi, però. Arriviamo oltre il primo locale in questo modo e poi c’è il pavimento, ma insomma, è meglio continuare ai bordi, dove sembra più stabile. Una scala discende, anch’essa di legno.
Ma parché tut da len ch’u marsciss, dico.
I sass i peise, risponde con saggezza.
Sotto è buio, ma un’imposta si apre e la luce inonda cianfrusaglie a non finire. Spettacolo.
Bon, la ca’ ala fam chilé, dice.
Penso alla questione dei proprietari, ma dato che sono morti va bene, è un bel posto proprio al centro del paese vecchio, si possono vedere tutti quanti senza essere visti, quasi.

Nei giorni seguenti si aggregano il Uoter e il Dani. Non che siano di grande aiuto, sono ancora piccoli, però fanno numero come nei film. Quando sembra quasi in ordine e ci stiamo dando i nomi in codice qualcuno bussa alla porta, come se quella fosse una porta in ordine e non un rottame. Quatto quatto, gli guardo i piedi da sotto il buco: sono quelli del Cicio.
Pasa da sot.
As sen fin da foro, dice una volta dentro. Si arruola e così siamo in cinque.
Passiamo quasi un giorno intero nei paraggi, per osservare se qualcuno entra in quella casa. Nessuno.
Così è nostra.
Piantiamo qualche chiodo per appendere le giacche, raddrizziamo le sedie e il tavolo, cose così.
Passiamo le giornate a proteggerci da interi eserciti che ci assediano, specialmente messicani. La sera torniamo dai genitori. I miei reclamano per lo stato degli abiti ma non chiedono dove mi sono conciato a quel modo. Nessuno di noi fiata con i vecchi, che rompono le balle e basta.
Un giorno dobbiamo vedercela con i Pedrani, che vorrebbero entrare anche loro, ma non è che ci si fida. Ma come facciamo a dire di no?
Che sitocc, dice il più grande, uno che se gli gira male scalcia di brutto.
Non gli piace e se ne vanno. Però, merda, ora conoscono la casa.
Sono passate due settimane, i Pedrani ci hanno tradito, le abbiamo prese quasi tutti dai nostri vecchi e alla casa qualcuno ha messo un portone nuovo senza buco, che sta come quando ti escono le calze vecchie dalle scarpe nuove.
Mi hanno detto che l’hanno buttata giù e che ora c’è posto per una macchina. Vado a vedere col Nandel.
Non c’è nessuna macchina, solo uno spazio recintato.
Par forso, i padroi da ca’ ié moort, at l’ere dicc.
Appoggiata a un palo della recinzione c’è solo una bicicletta.
Ci abbiamo pisciato sulle ruote e siamo andati via di corsa.
gene



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