
Questa è l’introduzione al reportage sui Mondiali di calcio, al quale sto lavorando per sistemare i dettagli. Quando tutto sarà pronto, potrebbe darsi che io sia già in galera, o morto. Ma è la stampa, bellezza!
Ai primi di maggio, il giornale mi diede l’incarico di seguire i Mondiali di calcio del 2022. Avevo poco più di un mese per organizzarmi e a dire il vero nemmeno ci pensavo a quell’appuntamento, dato che avevo programmato un viaggio alla scoperta di me stesso sui sentieri più remoti dei Pirenei, con annesso reportage dei fatti e delle emozioni più divulgabili.
Accettai, per questioni di denaro e per rimandare ancora una volta il confronto solitario con i miei problemi evolutivi.
Dopo le formalità, accredito viaggio alloggio, mi dedicai allo studio delle squadre e del luogo in cui si sarebbero svolti questi Campionati del Mondo, per la prima volta organizzati in estate e non inverno.
Le questioni in ballo, derivanti e precedute, connesse a questa scelta straordinaria cominciarono immediatamente ad inficiare l’aspetto puramente sportivo, ma presto giunse un comunicato della Federazione Internazionale che, in sintesi, intimava tutti ad occuparsi solo di calcio e non di politica. Dunque, ostracismo su diritti e corruzione, sfruttamento e minoranze.
Decisi quindi di tener fede a questa specie di boicotto, perlomeno fino a quando non avessi capito di persona cosa davvero significasse questo invito non rifiutabile da parte della Federazione, anche perché ci sarebbe stato il rischio che non ricevessi l’accredito. Quando sarei stato sul luogo ci avrei pensato, mi dissi, anche se devo ammettere che come tutti ero in bilico tra la passione per il calcio e i dubbi sull’onestà del governo, che sembrava voler approfittare del Mondiale per lavarsi la faccia nei confronti del resto del mondo.
Ci sarebbe voluto molto di più della semplice professionalità, ma non potevo saperlo e con la forza dell’incoscienza partii il 5 di giugno e tre giorni dopo arrivai a Prons, la capitale. In tempo per dare un’occhiata preliminare ai terreni di gioco e respirare la prima aria che tirava.
Quel lungo mese si sarebbe rivelato più spettacolare di quanto osassi immaginare e le cronache, a vederle oggi, mi paiono addirittura incomplete, in confronto a ciò che vidi. Del resto, la parola scritta fatica a star dietro alla forza immaginifica degli esseri umani al cospetto della storia e del gioco. Non tutti siamo Omero.
(continuerà)
gene

2 risposte a “Reportage sui Mondiali, i perché e i percome”
Lo so che quando il dito mostra la luna eccetera, ma prima che me ne dimentichi mi pare che hai invertito le stagioni dell’organizzazione.
Per il resto, aspetto il seguito e, soprattutto, aspetto i Pirenei.
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Smetti di guardare il dito, guarda la luna e aspetta gli sviluppi
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