tuttologia in direzione contraria

Non sono un boomer, lo confesso

Sono nato proprio agli albori degli anni Sessanta e la mia è una generazione che ha consumato tutto ciò che gli pareva buono per sé stessa. I miei coetanei, anno più anno meno, sono nei centri di potere del mondo; con un egoismo spaventato e spaventoso sono racchiusi in castelli di immondizie da noi stessi prodotti e che hanno inquinato il pianeta, dalle menti ai prati, dai fiumi ai parlamenti, dalle banche ai supermarket.

Abbiamo inventato il mondo digitale con una tale incoscienza da non renderci nemmeno conto che sarebbe stato peggio del banditismo da strada e delle risse a mani nude. L’abbiamo fatto con il solito sistema: dare un futuro alle nuove generazioni ma illudendole, plagiandole, ammalandole, con il solo grande scopo di preservare il potere e il denaro per noi. Per consumare ancora.

Non conosco il mondo, a malapena so guardare il pezzo di terra in cui vivo. Che però rappresenta un continente, l’Europa, della quale non vogliamo fare parte politicamente, ma che ci incastona nella sua geografia e nella sua cultura. Il pezzo di terra in cui vivo è divorato di giorno in giorno da fabbricazioni di cemento e fabbricazioni di bugie familistiche, spacciate come progresso che però non produce quasi nulla e, ci risiamo, consuma.

Mia figlia, che vive e lavora a Berlino, è tornata qua per le vacanze di Natale e poi è ripartita con un senso di nostalgia e sollievo. Vorrebbe tenere con sé la bellezza dell’amicizia che ancora custodiamo nei cuori come una gemma minuscola ma sempre pronta a sbocciare; allo stesso tempo, col suo sguardo che si è fatto laterale, mi ha detto che però siamo tristi. Da buon boomer egoista le ho risposto che io non sono triste e lei ha confermato “Tu no”. Che è sembrata una buona cosa, lì per lì, ma poi mi ha lasciato l’impressione netta che invece fosse un inquieto rimprovero. Con un sacco di ragioni a sostenerlo, vista la generazione alla quale appartengo eccetera eccetera.

Eppure, davvero non sono triste, soprattutto perché cerco di non intristire gli altri, nonostante nelle mie parole dette e scritte sono spesso polemico, sarcastico e catastrofista. Ma anche in questa spiegazione sommaria di me, c’è un filo di egoismo. Che riconosco fin da quando ero adolescente, con le prime letture libere ad aprirmi la mente, con la musica della mia gioventù, con la cura per alcune predisposizioni inutili che si sono radicate nello scorrere degli anni e che ora mi spingono sempre più al rifiuto del mondo costruito e governato dalla mia generazione. Alla quale appartengo solo per età, non certo per le dinamiche di accumulo, dalle auto alle case, dai soldi al lavoro, dalle guerre agli opportunismi.

Sono molto scosso da questa diserzione decennale, ormai faccio fatica a farmi capire: i miei coetanei mi considerano un traditore o un illuso, nel meno dolente dei casi; la generazione di mezzo mi ignora e per i giovani sono un boomer e come tale un incosciente arraffatore. Certo, nessuno di loro può capire a sua volta come davvero cerco di restare aggrappato agli ideali di fratellanza e condivisione della mia eterna gioventù (che sia egoismo anche questo non sentirsi maturo?), costituiti sulla soglia della povertà e della contentezza, che spesso è un limite operativo e mi spinge in momenti di accidia. Nel senso, e chiedo: in questa condizione di paria, sto dando un contributo per migliorare il mondo in cui vivo e in cui vivranno gli altri quando sarò sparito nella sabbia dell’universo indifferente ed eterno?

Penso di sì, mi rispondo, ma so anche che il mondo non lo sa e potrebbe rinfacciarmi che sono solo parole. E allora sono inutile? Forse. Ma è meglio essere inutile che dannoso. In questo, anche in questo, sono fuori dalla mia generazione e ne sono orgoglioso. Sono fiero di questo mio piccolo lascito non inquinante che anche mia figlia, seppur con una punta di malinconico richiamo, ed è giusto così, riconosce e porterà con sé nella prosecuzione dell’universo.

Non sono un boomer. Questo è certo.

gene


2 risposte a “Non sono un boomer, lo confesso”

  1. Sono nato poco prima di te (1956) e provo sentimenti analoghi. Negli anni Settanta pensavo che la nostra generazione avrebbe salvato il mondo. Facevamo fina di essere sani, tanto per citare Gaber.
    Anni dopo, in non so più quale occasione alla Scuola d’Arti e Mestieri di Bellinzona, ebbi modo di incontrare un caro amico dei tempi del Liceo: Sidney Rotalinti. Mi disse che stava provando un grande piacere vedendo un ex-compagno di scuola (e forse ex-compagno e basta) che si tirava dietro una logora cartella di cuoio e non una ventiquattro ore. Ricordo con immutato affetto Sidney e, lo confesso, provo un certo disprezzo per qualche “compagno” di allora. I loro nomi te li manderò, se vuoi, in privato…

    Piace a 1 persona

    • Può essere che molti di quei nomi li conosca. Conoscevo Sidney, anche se superficialmente. Gaber diceva anche: “La mia generazione ha perso”, ma almeno forse ha combattuto più a lungo. La nostra, appena più recente, ha perso ogni ideale nel nome della materia

      Piace a 1 persona

Scrivi una risposta a alessandromargnetti Cancella risposta