
capovolgi uomo il tamburo di latta che
all’orizzonte risuona a chiamata a raccolta
ghiaie e sabbie d’ognitempo e luogo qui
all’abbattuto sole d’agosto che non resiste
all’acquerugiola diaccia di un settembre che
dalla cantonata in ombra e agguato come sempre
impera sulla vita del barcaiolo rivierasco
come la nascita polare di una stella senziente
respira donna dopo la fremente asserzione di te
in quanto essere che non sa più o ancora
di quale vento siano fatte le corse a pedali
o i balzi dall’altalena delle settimane a ciclo
ma l’approssimarsi di foglie ancora verdine
le loro forme relitti velici di fronte a Nasso
non è forse quel tracciare odisseante teso
a sperimentare vite in quanto tali difformi
e neanche appena confrontabili a prima e dopo
stanno composte in apparente svogliatezza
le ragioni multiple di uno stamburare dissoluto
e con aria spezzata niente si possa capire o si debba
non si rompa il ritmo complesso, parpiasei, il mio
gene

3 risposte a “parpiasei”
Bella, anche se le mie preferite sono altre.
Certo è, che è meglio della bufala fb, dove ci sei cascato anche tu. Ciao
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La tua genialità c’è. Ovvio. Ma questo testo tortuoso non mi arriva, nemmeno se lo rileggo con quell’attenzione attiva che richiese l’ermetismo più chiuso. C’è poco da fare, le parole si rifiutano di oltrepassare varco del mio sentire e condividere.
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In effetti, è un testo di protesta contro la mia stessa estemporanea faciloneria, volevo intricarmi da solo. Credo che però, per paradosso, liberi le possibili immagini altrui
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