Ogni volta è così, ma un po’ peggio

Sono quasi del tutto orfano in questo sabato che ricorda forse un venerdì di sessantatré anni fa e c’era gente, suppongo, felice, non solo mia madre e mio padre. Poi si è proseguito, ingratitudine e sconforto s’ingigantivano in certe mattine controvoglia controtutto. Adesso che il cerchio della vita s’è chiuso da tanto per molti che mi hanno amato e che ho amato io, restano in piedi cuori nuovi, venuti dopo di me: Giorgia, Gori, Michela, Donata, Michelle, Nicole. Solo Michela è qua a pochi passi, anche se tra poco vado a trovare Sabrina all’ospedale e non mi conforta, così come non mi conforta pensare agli altri lontani, soprattutto Giorgia e Gori, eroi purissimi per i quali dare tutto. Pure la mia amica Silvana è da altre parti e forse è meglio che la smetto con l’elenco da orfanatrofio, come dicevo. Poi ci siete voi, apparizioni sporadiche ma luminose, che mi riconducete ai miei anni e non so se fate bene, è un giorno come un altro questo sabato, non è quel venerdì di gioia incosciente del ‘60 che pareva potesse durare per sempre e invece sono seguiti conti diurni settimanali mensili annuali, conti che tornano poco ma chissà poi che ciò che resta, un quarto ad essere ottimisti, dia una mano, forse sinistra, per cercare almeno me stesso in mezzo alle capitolazioni e alle giuste martellate e alle prime pietre. Ogni volta è così, ma un po’ peggio. Però grazie.

Giorgio

9 settembre 2023

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