tuttologia in direzione contraria

L’inflessibile Dottor Mezzotono

Il Dottor Mezzotono che sarei poi io, il Dottor Mezzotono si indignava ancora col telegiornale dopo una giornata con la coperta sulle ginocchia. Faceva discorsoni all’aperitivo, a pranzi e cene e parlava, da solo, perfino a colazione o sulla sponda del letto, qualche volta nel sonno. Insomma, il nome pareva non addirsi a lui, che con il suo vulcaneggiare in barricata la notte e il dì faceva impallidire, sulla carta, che so, Machno. Solo che al momento di contraddire la moglie, non gliela faceva e finiva di fuori a fumare avvilito, nonché sottotono, che assommato al tuttotono di tigì cene eccetera dava la media, appunto, di Mezzotono. Maiuscolo perché, insomma, almeno un  rimasuglio di signorile dignità se lo meritava lo stesso. Che poi magari era una sottile presa in giro, che se lo avesse saputo veh…
Del resto, i trascorsi giovanili non lasciavano presagire a una ritirata di quel tipo: dalla categoria Imbufaliti – scorribande notturne e inadempienze diurne – era passato alla sottocategoria Semisaltailcinqueminuti!, quella delle ipotesi, furia annacquatissima se la birra in frigo era finita o se l’Inter aveva preso un gol dalla Juve. Non era vecchio e nei momenti migliori si sentiva diciottenne, ma gli si erano cristallizzate le pulsioni e replicava ruggiti simili a quelli del leone allo zoo, e il colmo era che la gabbia se l’era fatta lui, lui che si vantava di saper costruire tutto – Tutto!.
Certo, ci si metteva spesso a testa bassa verso la rivolta, ma gli usciva al massimo un’invettiva contro la tele, come detto. Per strada lo contrariava tutto, dalle file alla cassa ai turisti coi bastoni. Se un tizio qualunque magari schiacciava il pulsante d’arresto del bus, provava un fastidio dissimulato a fatica – scrollatina di testa, ansimi, mormorii -, dimenticando che pure lui schiacciava non due, ma sette otto volte lo stesso pulsante, se la porta del bus non gli veniva aperta in un millesimo di secondo, che lui ha da fare, che lui si annoia, che io sono io.
Il Dottor Mezzotono veniva ricondotto alla sua condizione media dai toni bassi con cui parlava alle donne, timidezza o timore che fosse. Poi tornava sulla poltrona con la coperta sulle ginocchia, apriva facebook e polemizzava aspro sotto ogni post con tutte le ragioni dalla sua parte, certamente. Bastava però che un tizio qualunque gli diceva di bere meno, o altre elucubrazioni dialettiche di questo tipo, il Mezzotono passava da dottore a scolaretto sotto il banco.
Faceva impressione di primo acchito, ma dopo cinque minuti l’astante di turno già sbuffava. Lui lo sapeva di non essere ascoltato, ma come una volpe attratta dalla tagliola, ci metteva sempre la lingua e finiva per mordersela. Senza peraltro ricavarne l’esperienza sostanziale, quella di non rivolgere la parola a chi non ascolta. Sembrava incazzarsi anche quando la signorina del telegiornale non la smetteva di elencare notizie terrificanti per dare invece ragione a lui, cioè a Lui.
Le cose peggioravano e mantenersi almeno Mezzotono, come una ragionevole Challenge League, era dura e il rischio di retrocessione imperava quando, per dire, gli venivano imposte le pantofole per non sporcare il parquet. Gli covava sempre l’idea di una Cuba rifatta in giardino, ma la moglie aveva già piantato gelsomini e sedano e non azzardarti. Sedano che lui non distingueva dal prezzemolo, puntualizzando, ma tra sé, che non si fanno rivoluzioni pensando agli ortaggi. Quando buttarono giù il Centro Sociale, nel quale non aveva mai messo piede, volle partire a difesa della libertà ma si fermò in libreria per un manuale di bricolage. Quando ci fu la marcia per la pace pioveva; quando ci fu da sottoscrivere la petizione contro la povertà era impegnato con una poesia sul lupo; quando decisero di abbattere il lupo era al mare; quando ci fu la protesta per le pensioni tagliate non aveva ancora finito la Gazza. Poi, nelle sere seguenti a questi fatti voleva addirittura sputare addosso ai politici in televisione e il mattino dopo voleva strappare le pagine del giornale – non lo faceva perché poi la moglie gli diceva di non fare disordine. Il Dottor Mezzotono teneva dunque duro. Ed è ancora lì adesso, tra il pugno alzato e la mano in tasca. Vedremo nei prossimi anni, magari scivola di categoria oppure sale. Oppure morirà convinto di qualcosa, anche se non di tutto, o forse nell’occasione avrà un impegno.

gene


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