
Sotto quella Cosa apparsa al mattino, sono certo che già nasce Qualcosa. Cominciare a dire senza riuscire a dare un nome proprio sembra avvilente. Invece no, la Cosa che per tutta la notte ha scosso, non ha nome perché sarebbe maligno; del Qualcosa che nasce non so nulla. Potrebbero arrivare entrambe, la Cosa immensa e sfatta e il Qualcosa esiguo e solitario, da un’altra parte, da un altro pianeta. La Cosa lercia e notturna che ha distrutto e sotterrato sembra invincibile, ma ormai è inerte e la buona volontà delle mani la sposterà a poco a poco. Il Qualcosa minuto sta invece già lavorando e a lasciarlo fare crivellerà il mostro sbriciolandolo. Anche se noi, io e te, tra cent’anni non ci saremo più, per sfinimento o violenza, il Qualcosa andrà avanti avvolgendo la Cosa immonda fino a ricacciarla in quell’oblio dove deve stare, dove stava prima. Chiedo dunque, che una parte del Qualcosa possa ornare il riposo e confido che mani sempre giovani non le facciano mancare gocce d’acqua, piano, una alla volta, senza danno o fragore, senza spavento.
gene
12 luglio 2024



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