Agosto – I dialoghi

Cantami, o cicaleccio, delle perdute arsure, delle pasture ardite, delle assolate penniche in attesa della sera che sempre portava il fresco del mare, de…

Ma smettila, che non abbiamo né mare né niente. Le cicale sono apparse questa settimana e tu non c’eri gnanche per via della terapia.

Ma il mio narrare rotola indietro nel tempo, oh sì, quando Grecia luminosa eravamo, quando in altre vite precedenti osavamo valicare l’orizzonte in cerca di tragitti per le nostre invincibili vele.

Cazzo! Se ti dico di segnarmi con un dito sul mappamondo dov’è la Grecia, te sgrani gli occhi e ti offendi per non azzardarti a quello che non sai. Ganassa.

In crogiolare assorto, nel meriggio pallido, ho visto cose ch…

Che noi umani, sì, Blade Runner adesso. Tira qua anche il Topolino, dai!

Montale!

Va bene, Montale, il mago Fantasio o il Fontanin con le fatine. Tutta la solita lista alla rinfusa. E adesso pure il cicaleccio! Ma che merda di discorsi sono?

L’abbandonarsi allo scoscendere dell’intelletto conduce al disseccarsi dello spirito. Il cicaleggiare rimembra al popolo, lo ammonisce, che anche il bue credette di farsi rana e così non seppe più se stare in acqua o in terra. Allora provò a librarsi in volo, come un gabbiano ipotetico…

Ci mancava Gaber!

… e nei luminosi cieli confuse l’Iperuranio con gli abissi dell’Averno, e vi precipitò.

Ma precipiterai tu, precipiterai! Cicaleggiando stronzate!

Poi arrivò l’infermiere che impose il silenzio e spense la luce.

gene

Una risposta a “Agosto – I dialoghi”

  1. Il testo mi sembra un po criptico

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