
Antefatto, l’ultimo.
Verso il 26esimo mi arriva una palla comoda e anche l’idea di cosa farne. Incrocio il destro, inciampo nella palla e cado, a due all’ora. Chiedo il cambio, esco e annuncio che non giocherò più. Andrà meglio la prossima, mi dice il Gianni. Non c’è una prossima, è per sempre. Non ci crede nessuno.
Dunque: 1976 – 2022. Riassunto, o bilancio.
Dolori (elenco ridotto).
Naso rotto due volte, frattura del polso destro, rottura del menisco destro, frattura del piatto tibiale e del legamento collaterale, ernia inguinale, rottura di una vena della tibia destra, strappo del polpaccio, strappo del legamento della spalla destra, rottura dei legamenti della caviglia destra con frantumazione della cartilagine. Poi le bagatelle: escoriazioni, tagli, distruzione unghie degli alluci, ematomi, graffi, infiammazioni, febbri varie, punture, scosse. Immobilità differenziate di durata variabile, da un giorno a dodici mesi. Ho giocato anche in INSAI ora SUVA.
Sanzioni disciplinari.
Richiami paterni dirigenziali arbitrali, ammonizioni, espulsioni per: intemperanze insulti falli da tergo bestemmie nervoso proteste minacce inverecondie ribellioni, estromissione dalla squadra, fuori dal club, licenziamenti, vendette, lancio di oggetti come scarpe e maglietta.
Delusioni.
Retrocessioni, promozioni mancate, gol sbagliati, passaggi di merda, errori in difesa centrocampo attacco, antipatia, irriconoscenza, ingratitudine, abbandoni, inimicizia, palloni vecchi, maglie stinte, colori sbagliati, disaffezione, rabbia, pianti.
Gioie.
Un gol al Pollegio, uno al Gambarogno con gli allievi, qualificazione agli Elite con un due a uno sotto la neve e sedici ammonizioni e quattro espulsioni tra i nostri e i loro, le lacrime del compagno Genini dopo la vittoria a Cadenazzo e titolo di campioni ticinesi allievi A, una rete su punizione al Comano e premio un fiasco di vino, allenare i bambini.
Litigi.
Con tutti, spesso o quasi sempre.
Però.
Impegno, dedizione, tecnica, grinta, spirito di squadra, amicizia, responsabilità, studio, visioni, esempio (da non credere).
Conclusione.
Sono scemo. Ma fiero. Non ho mai preso un soldo, non l’ho mai voluto anche quando me l’avrebbero dato. Ho giocato oltre le mie stesse possibilità e ho smesso quando ho voluto io, senza che nessuno mi prendesse sul serio.
Mi aspetto un monumento. O una lapide.
gene
Mi spezzo, ma non mi piego.



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