Sono qui che non so se avere freddo o far finta di accaldarmi; sono qui che rimugino sul fatto che uno dei mie grandi desideri sarebbe avere qualcuno che mi carichi il tabacco nella pipa; sono qui che a mezza mattina sono già al crollo dei pensieri, se non quello che il pomeriggio sarà ancora più ottuso; sono qui che provo a ragionare in italiano, ma mi escono solo frasi come A vej el beglo o Tan simense ag n’am mighi; sono qui che allora è ora di una poesia in lingua preonzese, che l’ultima era uscita in tempi di virus.
Sono qui. Poi ecco. Una sfida.
Voglio proprio vedere come mi affronta una macchina.
Metto in fila quattro versi e chiedo a Laura, l’Intelligenza Artificiale, di metterne insieme quattro anche lei.
“Ciao. Ti propongo un esperimento. Prova a scrivere una poesia di quattro righe in dialetto di Preonzo. Il tema è: Freddo. Elementi: una slitta con la legna per il fuoco spinta da un uomo, e bambini che si scaldano.”
Laura:
El frécc al strenza la pèl e ‘l fià el fa fum,
ün òm spènta la slèda, legna dura cömm al grum.
I bagài i s’strènzen i man, ross sü la guanza,
drént al frécc l’è ‘l föch che tegn sü la speranza.
Poi le posto la mia:
A m’ha tocò runèe ‘l barezz
cola gordo roto dal sgell
Quatro ciapoi pal feuch
coi canicc apreu al tevi
E aggiungo che in italiano sarebbe:
Mi è toccato spingere la slitta
con la corda rotta dal gelo
Quattro stecchetti per il fuoco
coi bambini vicini al tepore
E lei, Laura, dice, “Se la riscrivessi in italiano mantenendo la tua misura asciutta, senza aggiungere nulla, potrebbe stare così”:
Mi è toccato spingere la slitta
con la corda spezzata dal gelo.
Quattro stecchetti per il fuoco,
coi bambini vicini al tepore.
Una fatica relazionale per arrivare a un aggettivo diverso, due punti e una virgola in più. An vaar la pene.
gene




Scrivi una risposta a libertario2016 Cancella risposta