Quattro giorni al Primo Maggio

Le processioni nella vastità della Svizzera stanno per finire, me ne mancano circa tre da qui alla fine di maggio e poi fino a luglio stop. Ieri sono andato a Basilea e ho portato con me l’Arcano Mistero. Che non è un rosario, non è una bibbia e non sono ancora in zona-sandali, col freddino che rimasuglia. Non posso dire cos’è, e lo so che ‘sto segreto può: incuriosire, innervosire, indurre alla noia. Ma alla maggioranza silente non importa nulla.
Sto contando: sei righe per non dire niente. Ma tanto il mio amico Fazio mi diceva: scrivi Gene, i parol i costa nient.
È che sono in una di quelle zone come quella al confine tra le due Coree: piene di uccelli e piante che proliferano indisturbate nell’ostilità dei popoli. Così libere da non avere bisogno di idee che non siano mangiare e dormire. Lo so che non dura e che il furore della mente ricomincerà, ma me la godo come un airone coi piedi nell’acqua.
Per Basilea ci vogliono otto ore di treno e bus, e di tempo ne hai per guardare palazzi e montagne, immaginando steppe e oceani. Un altro paio di orette vanno via per la partita, alcune mezzore per le bibite da villeggiante sul Reno. La pigrizia sta lì accostata e tenera come una morosa mansueta.
Ma l’Arcano Mistero fa dentro e fuori dallo zaino, mi distoglie, mi inquieta, mi emoziona. È quel tremore dell’attesa. Il Primo Maggio, che è un bel venerdì, si svelerà e nel giorno sacro dei lavoratori mi stenderò sul divano a vedere che succede, col pugno alzato e stretto attorno alla pipa.
Il giorno dopo sarò ancora in processione, di nuovo Basilea e poi Zurigo e di certo al Shannon Pub per finire il cammino. Lo so come mi sentirò: di un bene, ma di un bene. Ma così contento da poter stare al riparo dalle guerre e dai bisogni minuti.
Non ho detto niente, me ne rendo conto e chiedo un po’ perdono. Ma cosa sarebbero gli Arcani Misteri senza il silenzio che li precede? Sono poi solo quattro giorni.

gene

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