Il dialetto sono io

I motivi per scrivere in dialetto sono due: eternare l’idioma e bearmi dei suoni.
Ultimamente anche per registrarli in audio. Allora, io non so se tutto questo farà piacere o darà il semplice e implacabile fastidio, quello del “Ancora con queste cose Gene? Non si capisce un cazzo e mi intasi la pagina e le palle/ovaie”. In entrambi i casi, il piacere e il fastidio, mi appongo medaglie.
Anche questo spiegone è da medaglia dato che non è richiesto e va a infilare un randello tra i riti del bel tempo e della salute – bastano due gocce di pioggia e un raffreddore per scatenare dibattiti che con un raggio di sole e un fazzoletto sarebbero risolti e si passerebbe ai soldi (il jolly da calare nei silenzi).
Tornando al dialetto, devo dire che ho trovato una forma grafica, in combutta col Guido Pedrojetta, che toglie allo scritto i pesi degli accenti e degli apostrofi. È un meritevole ritorno all’ortografia di massa, quella che non si perde via con i dettagli e segue le indicazioni degli studi da strada e che tanta fortuna ha portato alla politica (e a me).
Adesso scrivo qualcosa che possiamo capire in ventitré, e per il resto del mondo non ci sarà traduzione, che si arrangi.

Urizzi chel te fa conn da fèe?
Tes rasustu a sbrisèe codon in breghe?
A saress miou ch’igh crodi sola beite

Ecco.

gene

Una risposta a “Il dialetto sono io”

  1. Caro Gene, ti prego, continua a scrivere con il tuo stile molto particolare. E poi vuoi mettere…in dialet da Prons, patrimonio dell’ UNESCO. Un abbraccio. Lo Stelio

    Piace a 1 persona

Lascia un commento