Il maiale è mio fratello

Un consiglio preciso: dobbiamo smetterla di additare come porcello il primo che ci sta sulle balle, spesso un politico di qua o di là. Per rispetto. È una creatura che ha la sua dignità e non importa se la sua vita sarà breve o risibile, il porcello. Che nemmeno è stato eletto, figurarsi, ma si sacrifica sotto l’imperio popolare delle mortadelle e delle costine. Lo fa il politico questo nobile gesto? Bah, domanda retorica.
Torniamo al maiale, il porscell, il ciugn, il chancho, la scrofa, come volete voi. Si tratta di una creatura mite, che spazza gli scarti, compresi diossina e giornali. Si crogiola nella palta senza fare niente, felice delle croste. Cerca di camminare il meno possibile e ubbidisce solo se ne ha voglia.
È fedele, non fa proclami, non fa programmi, non delega, non esige.
Inoltre, è dedito con ardore alla prosecuzione della specie, senza preoccuparsi del mondo che lascerà ai suoi eredi perché fin da piccoli li lascia liberi di esprimersi: mangiare, bere, dormire, non lavarsi.
Se scorressimo i programmi elettorali leggeremmo gli stessi istinti, ma con intenti di sottomissione e senza il pensiero di lasciare qualcosa agli altri. Se un maiale ha fame, dissotterra grufolando un tubero o toglie la castagna dal riccio: se un uomo ha fame è costretto a mendicare o a sparare. Il maiale non chiede, non deruba, non arraffa.
Una volta il maiale ci assomigliava, lo diceva anche il pur rispettabilissimo Orwell, e l’accostamento stava in piedi. Ora non più, noi abbiamo preso la tangente verso il lavora-consuma-crepa. Mentre lui, il porcello, si adopera per star bene e poi chiudere l’esistenza facendosi mangiare (non da tutti, c’è ancora nobiltà e terrore in quello che si ingolla). È una specie di Albert Schweitzer, solo che non si fa mangiare solo dai suoi africani, ma da tutti. Il maiale è un curatore delle nostre anime decadenti.
Quindi è ora di dire basta all’insulto corrente, altrimenti il nostro maiale potrebbe, a ragione, offendersi.
Oggi, celebrazione con pancetta al sugo. Grazie fratello.

gene

L’uomo non troverà la pace interiore finché non imparerà ad estendere la sua compassione a tutti gli esseri viventi.
Albert Schweitzer

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