IA contro IO

Questa è stata una gara che ha dato risultati inquietanti. Quattro autori appartenenti all’Associazione svizzera degli scrittori di lingua italiana (ASSI) hanno sfidato l’intelligenza artificiale (IA) a scrivere un racconto ambientato in Ticino.
Uno dei quattro sono io, su richiesta. Nessuno sapeva prima il nome degli altri tre autori e quale fosse il racconto della IA. Non c’era nessuna possibilità di confronto, tutto sarebbe stato svelato il 25 aprile a Mendrisio.
Il tema era: Addio Ticino!
Visto che per me scrivere è una questione introversa e quindi, come dice il Meo, faccio da solo, mi sono detto: Giorg! fai come al fotbal: non parlare con nessuno, gioca e segna un gol in più.

La signorina IA ha schierato questo incipit:
Correva lieto, a volte incespicando un poco, l’anno del Signore, ormai sostituito da un signorotto (in seguito vedremo perché), duo milia quater viginti quinque. Il duemila ottantacinque nella lingua in uso una sessantina di anni prima. L’astrusa patina simil latina s’impose per distinguersi dalla “variante fuori regno”, ossia l’angliano peninsulare, ormai arreso alle incursioni straniere.

IO ho contrapposto:
Il momento arrivò quando fu chiaro che la nostra terra non era più terra, ma territorio. In ritardo, ritrovai la voce. Il Meau era già morto da decenni, col sorriso sulle labbra.

Poi è cominciata la partita. Cronaca dei punti salienti del primo tempo, delle mosse e contromosse.
IA – Perciò gli svizzeri tedeschi se ne andarono, lasciando in eredità un patrimonio archeo-turistico costituito dalle loro villette in stile pseudo ispanico, di bianchissimo affrescate e con i sassi a vista.
IO – Al bordo della campagna, fuori dalle povere case del paese vecchio, addossate l’una all’altra. Dalla finestra vedevo il campo di calcio e la scuola, senza neanche un letamaio in mezzo. Vedevo anche le pome e i peri del Mepà, che mi hanno rovinato mille sabati strappati al gioco, sciupati con la pala e il picco a fare buchi per piantarli.

IA – Tutto questo sfarzo, tra marmi e stucchi dorati, lasciò il popolino a bocca aperta. E anche un po’ asciutta, perché la redistribuzione della ricchezza non era tra le priorità del Princeps Mirkus Campana de Monte Carolassi, altresì detto il Signore di Signôra.
IO – Si vive di illusioni no? Il fotbal, l’amore, gli amici, i libri, le sbevazzate e i canti da ciocchi. Voglio dire: erano l’illusione di avere tutto lì. Mica a Barcellona Amsterdam New York. No, lì, tutto lì, anche il lavoro.

Come quando giocavo nei boys, siamo andati alla pausa senza sapere il risultato.
Abbiamo aspettato il secondo tempo.
Ho cominciato prudente, aspettando le mosse della IA.
IA – Basta, il Principe calò il suo asso: “Ascendemus ad paradisum… fiscalem.”
“Che fantasia!” obietterà qualcuno sarcastico.
Nell’ex cantone introdussero una tassazione aggressivo-regressiva. Di fronte a patrimoni grossi e grassi, l’aliquota fiscale s’intimidiva, riducendosi a un fastidio minimo patteggiato con accomodanti funzionari.
IO – Un giorno, ma ero già grandino, sui trenta, mi svegliai che non parlavo più.
Ma come?
Altro che parole ritratte. Sparite!
Ci provavo be’, ma la voce niente. Da principio la Memam si sentì sollevata per la tregua della logorrea. Poi si preoccupò: e infine mi assolse da ogni incombenza.
Riposa caro.
Finalmente potevo sognare e costruire frasi nella mia mente, potevo leggere.
Indisturbato.
Ma parlare no.

Poi, in zona-Cesarini:
IA – Un vento di ricaduta economica da Sud sta spazzando via la Confederazione. Il nostro Zug è stato sorpassato a destra e ora è fermo su un binario morto. Dopo secoli di cauti equilibrismi e deferenza vediamo tramontare i nostri privilegi, con i cantoni che se ne vanno a cercare fortuna, ognuno per sé.
IO – Un giorno che mi decisi ad andare in città col postale, appena passato San Giuseppe, che è il confine a sud del mio paesello, mi scappò un rutto che risuonò fino ai sedili davanti. Che cos’era quella roba? Provai a dire una delle parole con cui allenavo la mente per far tornare la voce.
Vacca!

Col timore che potesse finire in pareggio, ho aspettato il fischio finale.

gene

Una risposta a “IA contro IO”

  1. Certo che mi piacerebbe conoscere il risultato del Test; ma però AI o IA sono ARTIFICIALI, per cui ci sono tante cose artificiali in questo mondo; come i fiori che sono arrivati prima dell’ AI. Però la differenza ed il profumo sono grandi, direi molto grandi, per fortuna…Lo Stelio

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