Nonnismo

C’è un discorso da fare sui nonni. Che muoiono, ovviamente, come tutti i nonni dell’umanità, passati e futuri. Quelli presenti spesso resistono, e regnano a lungo.
Io non sono nonno e quindi mi assolvo subito.
I nonni di oggi, e quelli di ieri, hanno catastrofizzato il mondo intero e ci provano con l’universo. Sono perciò grato ai miei figli di non avere ancora prole, così non rientro nella categoria dei prepotenti prossimi alla morte ma ancora al comando delle operazioni speciali, come chiamano loro le guerre, i cementifici, il profitto incontrollato, lo schiavismo e il cinismo, le discriminazioni, le poltrone avvitate ai privilegi; e gli scheletri negli armadi e nelle fosse comuni, nelle onde del mare e nei deserti.
Mi sono svegliato così, non ci posso fare niente, fiero di essere al massimo padre, seppur circonfuso di inadempienze. E poi, importantissimo: di regola, i nonni muoiono prima e, fino a quando non lo diverrò anch’io, posso campare. Se non avvenisse mai, che cioè i miei figli, in un sussulto di ingratitudine, si mettano in testa di procreare, sarò eterno. Un bell’impegno, ma con le cose da fare e pensare il tempo non basta mai. Certo, nell’eternità mi inseguiranno le cose sempreverdi: debiti, malattie, lutti, discorsi vacui da subire. Ma voglio proprio vedere chi molla per primo.
E comunque, alcuni nonni hanno fatto anche cose buone. Il mio, per esempio, che cristonava e si divertiva col toscano, uscendo dall’aia solo per raccogliere foglie e legna secca, pericolanti come lui, come noi.

gene

3 risposte a “Nonnismo”

  1. Avatar Domenico Mortellaro
    Domenico Mortellaro

    Gran tipo, il tuo nonno!

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    1. Diceva anche cose così
      – Ades te dis noto, ma a videi cui caniciusc ch’is la pasa in difesa pitost che librèe am vegn su ’l fum. Nui sì c’a punigavom mighi: bogio daleisc l’è pisei cheisc. Bon… Sta pur ilé con cui barbiis da blagon c’ul sa sempre tut, ma varda che s’ag serom mighi nui dadré a podevom videle in dinsegn al Campo Marzio. Tra ti e el Luciano a fèe i da più… Par furtunu a gh’ere el Pruvini a dèe ’na man in difesa, pisei visch da valtri ganasa. Fa com te vou, raspondom mighi, a scometi che te dré a pensèe ch’el ganasa a sem mi. Te gà rason, ti te ilé bel quet, e mi al so mighi que fèe c’a sem chilé gnomà nui dui e sto pouro merluz. Te doveve propi dasmetle con la viti? Votantacin agn, bon, ma at dasdegnava tan a nèe innanz amò om pezet? Te gh’ere tucc cui pom e pesei da podèe e tut chel maneisgèe par quatro pian gragn ’me ’m ghel: mi sì c’a mò dasfò co’ la vigni, altro che pom e pesei da raghignèe i dì da feste. E peu, at l’o mai dic parché t’e permalous: chele porto da Pian Ca-man te l’ha francada da frizi, tan a sem mi el tarluch e a podeve iscì specièe. Oh sicur, ades a pos specièe fin can c’a scampi, s’a staghi chilé a fèe con so da ti intan che te sparis dal gó in chele casa da merde. Aloro tel sa chel ca faghi? A vaghi a cà e in trii dì, giustu el tem da saludèe, a crapi an mi e peu a vegni a catat. Ganasa. – Adesso te non dici niente, ma a vedere quei ragazzacci che se la passano in difesa piuttosto che liberare mi viene il fumo. Noi sì che non cincischiavamo: palla lontana ch’è più comodo. Va bene… Stai pure lì con quei tuoi baffi da vanitoso che sa sempre tutto, ma guarda che se non c’eravamo noi dietro potevamo sognarcela al Campo Marzio. Tra te e il Luciano a fare i di più… Per fortuna che c’era il Pruvini a dar una in difesa, più sveglio di voi ciancioni. Fai come vuoi, non rispondermi, scommetto che pensi che il ciancione sono io. Hai ragione, tu sei lì bello quieto, e io non so che fare che siamo qua solo noi due e ‘sto povero sprovveduto. Dovevi proprio smetterla con la vita? Ottantacinque anni, va bene, ma ti ripugnava tanto andare avanti ancora un po’? Avevi tutte quelle pere e mele da potare e tutto quel trafficare per quattro piante alte un centesimo: io sì che mi sono disfatto con la vigna, altro che mele e pere da rosicchiare i dì di festa. E poi, non te l’ho mai detto perché sei permaloso: quella porta di Pian Caman l’hai fissata di corsa, tanto il tonto sono io e potevo aspettare. Oh certo, adesso posso aspettare fin che campo, se sto qua a far conto su di te intanto che sparisci chissà dove in quella cassa di merda. Allora sai che faccio? Vado a casa e in tre giorni, il tempo di salutare, crepo anch’io e poi ti vengo a cercare. Ciancione.

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  2. Certo che un nonno come el giovanin da carèè che ha sorriso anche alla morte ce ne sono stati pochi. Lo Stelio

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