Vardal. Sta lì all’ala destra come uno che aspetta il treno, un po’ in ansia e un po’ no. Poi gli arriva la palla e fa come la gallina: si agita arruffato ma senza un perché, non avanza, non torna indietro. E gli tolgono la palla come alla gallina sequestri l’uovo: si incazza, ma a distanza, coccodè e ahia. Però su in Leventina lo pensano campione. Dico: due gol in ventidue partite, e un paio di traversoni, uno corto e uno lungo, sempre con l’aria di liberarsi di un problema e che ci pensino gli altri, nel vuoto che accompagna il gesto. Però, questo va ammesso, si scambia occhiate con le pollastrelle a bordo campo, forse non è una gallina, ma un gallo e forse in qualche modo funziona.
Io non so, ma come fai a fare squadra con tipi così? Assistiti nell’inutilità dei pomeriggi da quello che offre un colpo di tacco nella sua area e poi si ferma a guardare l’effetto che fa. L’effetto è servire la palla sul bue d’attacco degli altri che la scaraventa in porta, si vanta, sbeffeggia, e poi vincono per uno a zero. A zero! Sì, perché in attacco, oltre al tizio-gallina, abbiamo un avanti avanzatissimo che se non è in fuorigioco è indietro. Che poi anche il nostro portiere… Ha i crampi! Mai visto un portiere con i crampi, l’ha detto anche il Telo che di portieri ne ha visti un bel po’.
Puoi provare fin che vuoi a intasare il centrocampo di randellate, ma se la palla esce da quella porzione di tibie fracassate arriva agli inetti descritti sopra, e tocca – se va bene – ricominciare con gli attentati all’assicurazione dei laceri e contusi.
Non sto gnanche lì a dirvi che c’entra anche l’arbitro, uno che viene in motorino da Maggia e che a Maggia ritornerà con la diaria dilapidata sulla strada dei bar.
Cosa resta di tutto ciò, una volta finita la giornata? L’ala destra che aggancia una pollastra, l’arbitro che beve, il centrocampista che non va a lavorare domani, quello del tacco che legge poesie per giustificarsi e il centravanti che prende a mazzate un masso di granito.
Poi fanno il Mondiale in America.
gene




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