Dall’inviato
Premessa
Ai primi di maggio, il giornale mi diede l’incarico di seguire i Mondiali di calcio. Avevo poco più di un mese per organizzarmi e a dire il vero nemmeno ci pensavo a quell’appuntamento, dato che avevo programmato un viaggio alla scoperta di me stesso sui sentieri più remoti dei Pirenei, con annesso reportage.
Accettai, per questioni di denaro e per fugare ancora una volta il confronto solitario con i miei problemi comportamerntali.
Dopo le formalità – accredito viaggio alloggio fedina penale – mi dedicai allo studio delle squadre e del luogo in cui si sarebbero svolti questi Campionati del Mondo, per la prima volta organizzati in estate e non inverno.
Le questioni politiche derivanti e precedute, e connesse a questa scelta straordinaria cominciarono immediatamente a inficiare l’aspetto sportivo con polemiche e prese di posizione. Ma presto giunse un comunicato della Federazione Internazionale che, in sintesi, intimava tutti ad occuparsi solo di calcio e non di politica. Dunque, ostracismo su diritti e corruzione, sfruttamento e minoranze.
Niente di nuovo. Decisi dunque di tener fede a questa specie di boicotto, perlomeno fino a quando non avessi capito di persona cosa davvero significasse questo invito non rifiutabile da parte della Federazione, anche perché ci sarebbe stato il rischio che non ricevessi l’accredito. Quando sarei stato sul luogo ci avrei pensato, mi dissi, ma devo ammettere che come tutti ero in bilico tra la passione per il calcio e i dubbi sull’onestà del governo, che sembrava voler approfittare del Mondiale per lavarsi la faccia e nascondere la feccia nei confronti del resto del mondo.
Ci sarebbe voluto molto di più della semplice professionalità, ma non potevo saperlo e con la forza dell’incoscienza partii il 5 di giugno e tre giorni dopo arrivai a Prons, la capitale. In tempo per dare un’occhiata preliminare ai terreni di gioco e respirare la prima aria che tirava. Un che di lisergico.
Quel lungo mese si sarebbe rivelato più spettacolare di quanto osassi immaginare e le cronache, a ripassarle oggi, mi paiono addirittura incomplete, in confronto a ciò che vidi. Del resto, la parola scritta fatica a star dietro alla forza immaginifica degli esseri umani al cospetto della storia. Non siamo Omero.
– continua –
Domani
Dove si tracciano linee generali con sprezzo dell’ignoto
Giorno 0




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