Manifesto dell’inganno

Dove si parla dell’assemblea, della prosecuzione dello sciopero femminile e del senso altissimo del gioco

Giorno 5
I giorni di riposo sono quasi sempre malfatti. Ieri c’è stata l’assemblea generale in piazza, per elaborare visioni e precedenti del NeuroMondial. Il piccolo Infante a rappresentare la moralità, l’Omaro dalla parte delle regole nuove e vecchie che ha studiato al volo, la Sciura in nome delle donne e il Blondeonblonde come portavoce dei giocatori e del gioco stesso. Moderatore, il Secretario, ovvio.
Infante: “Solo la difesa accanita dei valori sportivi e amatoriali del giuoco del calcio…”
Blondeonblonde: “Bla bla bla!”
Secretario: “Per favore, non parliamoci sopra e non deridiamo le opinioni.”
Infante che prosegue: “… non potevamo recedere dai principi di eguaglianza e libertà, che stanno volteggiando splendenti sui cieli del nostro Mondiale. Eccomi a voi.”
Dal pubblico: “Già sentita!”
Momento di imbarazzo, sfruttato con tempismo dalla Sciura per ribadire la prosecuzione dello sciopero femminile, e alla Blattera per prendersi il suo Infante e riportarlo a casa.
Allora lì è intervenuto il Blondeonblonde con l’anticipo che ne ha contraddistinto la vita di calciatore e assicuratore: “Il calcio è tutto un inganno che si manifesta con le sue pause, le finte di corpo, le proteste, le perdite di tempo e le scuse. La partita è una teoria di pensieri su come fregare gli avversari, sul fermare l’orologio se si perde o ad accelerarlo se si vince. Si fingono ferimenti, si nascondono trattenute, si assumono arie da cherubini, si fanno facce truci, si prega l’arbitro (ora l’avremo anche noi) e si protesta, specialmente a vuoto, tanto per irritare. Il calcio è un teatro simulato, ma vero nelle sue inesattezze, una recita senza copione con miriadi di improvvisazioni; è lo scatenare reazioni senza sapere dove si va a finire, la bellezza dell’ignoto incontrollabile. Si mente spudoratamente sui tocchi di mano e sulle parolacce (non sono stato io, porcella eva). Un dribbling è come dire a qualcuno “Oh, guarda là” e poi scappare via con la refurtiva. Un tiro di rigore è un duello di sguardi che io lo so che tu sai, ma io so che tu sai che io so e così via. Sgambetti, gomitate, palloni buttati nei fiumi e nei campi. Con l’ansia perenne di sapere che dopo novanta minuti tutto finirà, avvolti nella solerzia degli inquieti per dover fare senza fermarsi mai. Anche le interruzioni sono gioco, sono immaginazione, sono rigenerazione. Il calcio è come la vita, che senso avrebbe se non sapessimo di morire? Una pigrizia incosciente, una noia non cercata. Invece la partita finisce, come la vita, e noi andiamo in paradiso o all’inferno, però sicuri di esserci divertiti a ingannare, a fregare, a creare, a provare cose mai viste con la sublime arte del gioco. Che non è solo tecnica, ma anche battaglia di nervi e astuzie. Voilà!”
C’è stato un momento spaventoso dove si sono sentiti i respiri cadere a terra.
Poi l’Omaro ha alzato la bandierina della Parisienne e tutti si sono lanciati come bisonti verso il Venturini, che era arrivato col carretto dei gelati onirici.

Intervista
“A solerzia poteva già smettere, però.” (Puda)

Risultati
Predica e gelati
Oggi
Catmon – Vign (recupero)

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