Dove si certifica l’apparizione di un popolo selvatico e di come la partita sia finita a colpi di frasche e fulmini
Giorno 6
Finalmente si è potuta recuperare la prima partita, rinviata per le rimostranze delle donne e scoramento dei maschi. Catmon e Vign sono contrade contigue, ma separate in tutto. Catmon è appena ai piedi delle montagne e a loro si rivolge; Vign è una zona residenziale dove il mattone ha sepolto l’uva. Là dove c’erano i vigneti ora c’è quasi una città aristocratica. Sulle montagne invece ancora vive l’antica tribù dei Creisci, con il culto del dio fulmine e i riti oscuri della caccia a mani nude o con pietrisco.
Quindi, da una parte si presentano fumiganti, con divise di pelle conciata; dall’altra con magliette a colletto che ricalcano drenanti lo smoking.
Che possa finir male è più di un’ipotesi.
Il campo, tra l’altro, è in bilico e sorretto a est da un muro di sostegno con le pietre strappate ai prati; a ovest è subito fitto di boschi di nocciòlo e attenzione a questo dettaglio.
Dopo dieci minuti i Vign sono passati in vantaggio con il Marcelinho, uno che riesce a non sudare e non implode. Non ha esultato per pigrizia. Da lì, la squadra in simil-smoking comincia con le buffonate, tipo passarsi la palla davanti alla porta come si vede alla tele. I Creisci non hanno una tattica, durante l’anno fanno altro, tipo scannare caprioli e rincorrere le loro femmine con preghiere a sfondo erotico. E quindi non vanno in pressing.
Alla pausa l’Omaro è un po’ giù, secondo il suo regolamento non ci sono state infrazioni e si è sentito inutile. Il Secretario l’ha incoraggiato e appena cominciato il secondo tempo, ebbro di zelo, ha punito il Rolland dei Vign per aver opinato sul valore giuridico della regola dell’opsai (che conoscono in pochi). L’Omaro, offesissimo, senza sapere bene perché, ha concesso tre rigori ai Creisci. Il primo è andato a vuoto perché il Valenzuano, Capo Creiscio, ha trafitto il pallone con un coltello di ossidiana; il secondo, con una palla di stracci avvolta nel cellophane, l’ha calciato il Valenzuetto con la punta del piede nudo e ha sfondato la rete. Il terzo rigore non è stato battuto per una clamorosa retromarcia dell’Omaro che si è ricordato di avere una mezza morosa nei Vign e ha indicato il centrocampo.
A quel punto si è scatenata una rivolta a colpi di frasche di nocciòlo, ecco. Le porte sono sparite e il Secretario e andato a prendere il piccolo Infante per sbrogliare l’infuocata matassa.
“Orbene, signori, foste voi fatti a viver come bruti?”
“Beh, sì” ha risposto il Valenzuano.
L’incertezza è calata sul campo e allora l’Omaro ha deciso che il tempo era scaduto e ha fischiato la fine, tanto non se ne usciva. I residenziali sono tornati a casa a mangiare tonno e yoghurt, i Creisci hanno fatto fuori sul posto due volpi e una faina, in segno di disapprovazione generica sulla civiltà.
Di notte un fulmine ha incenerito un acero giapponese nel giardino del Marcelinho, ma lui neanche si è svegliato. Per oggi, a quanto pare, è convocato il comitato d’emergenza e sono attese sanzioni non da poco.
Intervista
“Mi appello al comma 302 che annulla il corollario 27. L’opsai non esiste, non è mai esistito.” (Rolland)
Ieri
Catmon – Vign 1-1
Oggi
Giornata di emergenza




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